Varese – Dal 19 al 30 settembre Rosario Oliva espone alla la CathArt Gallery con la nuova personale dal titolo “AL-TER”. L’esposizione, a cura di Carla Pugliano on intervento critico di Giulia Bonetti, si snoda attraverso un percorso tra identità, alterità e trasformazione dell’immagine nell’epoca digitale.

E se la nostra immagine fosse diventata più reale di noi? È da questa domanda che prende avvio la mostra, un progetto che nasce da una riflessione: ogni giorno affidiamo agli schermi il nostro volto, scegliendo come apparire, cosa mostrare e quale immagine consegnare allo sguardo degli altri. La nostra presenza si costruisce attraverso fotografie, profili, simboli e rappresentazioni che finiscono spesso per diventare una seconda identità.

È proprio nella distanza tra ciò che siamo e ciò che mostriamo che si colloca la ricerca di Oliva.

La sua pittura porta sulla tela questa condizione di instabilità. I volti emergono attraverso sovrapposizioni, slittamenti e progressiva perdita di definizione. I lineamenti sono riconoscibili, ma allo stesso tempo sembrano sottrarsi allo sguardo. La figura si costruisce e contemporaneamente si dissolve, in una continua oscillazione tra precisione e astrazione. Oliva traduce così nella materia pittorica una realtà profondamente contemporanea, nella quale l’identità è continuamente esposta, modificata e ricostruita.

La sua ricerca nasce da un percorso particolare, maturato tra illustrazione, comunicazione visiva e cultura digitale. Il passaggio alla pittura non rappresenta quindi un ritorno nostalgico alla tradizione, ma una trasformazione del proprio linguaggio. L’esperienza maturata nel mondo dei pixel confluisce nella tela, dove il rapporto con il colore, il segno e la materia diventa diretto e fisico. Acrilico, olio, acquerello e carboncino sono gli strumenti attraverso i quali l’artista sviluppa una ricerca fondata sulla tensione tra controllo e impulso, definizione e dissoluzione.

In AL-TER, tuttavia, il tema dell’identità non rimane confinato all’universo digitale. Il percorso espositivo si apre anche verso una serie di luoghi sospesi, silenziosi, nei quali la presenza umana viene evocata attraverso ciò che resta. Echi urbani, orizzonti dilatati e oggetti dimenticati diventano frammenti di una memoria più ampia. Una sedia solitaria può trasformarsi nel segno di un’assenza, mentre uno spazio vuoto diventa il luogo mentale nel quale il visitatore è invitato a fermarsi.

Particolarmente significativi  sono i lavori a carboncino, nei quali il linguaggio viene ricondotto al rapporto essenziale tra segno e superficie. Il nero si addensa e si rarefà, mentre le forme emergono dal bianco per poi nuovamente disperdersi. Ciò che rimane non è tanto una rappresentazione compiuta quanto la sua traccia.

L’opera di Oliva non cerca di dare una risposta definitiva alla domanda iniziale, ma lascia aperto il dubbio: quanto dell’immagine che mostriamo appartiene davvero a noi?

La mostra sarà inaugurata sabato 19 settembre alle 17.30 e potrà essere visitata  da martedì a venerdì, 16.30 – 18.30; sabato: 10:30 – 12 / 15.30 – 18.30; domenica 15.30 – 18.30. A seguire il progetto espositivo alla CathArt Gallery sarà anche un momento performativo: sabato 26 settembre alle 17.30 Rosario Oliva sarà protagonista di uno sketch live, offrendo al pubblico la possibilità di assistere direttamente al processo creativo.