Busto Arsizio – L’eredità di Ivanhoe Gambini non si trova soltanto nelle tele o nelle opere che ne hanno consacrato il ruolo nel Futurismo italiano. Si nasconde anche nelle strade, negli edifici pubblici, nelle scuole e nelle architetture che hanno accompagnato la vita quotidiana di intere generazioni. Pittore, progettista e tecnico comunale, Gambini contribuì infatti a modellare il volto della città, lasciando una traccia meno nota ma non meno significativa
della sua attività artistica.
A riportare l’attenzione su questo aspetto è la testimonianza della figlia Rosilla, custode di documenti, disegni e memorie che restituiscono il profilo di una figura ben più complessa rispetto a quella del solo aeropittore. Se la critica ha giustamente celebrato il suo contributo alla stagione futurista, meno conosciuta è la sua intensa attività progettuale sviluppata parallelamente all’impegno artistico.
Per molti anni Gambini lavorò all’Ufficio Tecnico del Comune di Busto Arsizio, partecipando alla progettazione e alla realizzazione di numerosi interventi urbani. Tra questi figurano edifici scolastici come le scuole De Amicis, Carducci e Crespi, oltre a opere pubbliche che hanno accompagnato la crescita della città nel secondo dopoguerra. Tra gli esempi più significativi emerge la storica piscina comunale di via Manara, ricordata dalla figlia come una struttura di particolare qualità progettuale, oggi purtroppo scomparsa.
Alla sua mano viene inoltre ricondotto il Mercato Coperto di via Manara, successivamente trasformato in sede del Liceo Artistico. Secondo Rosilla, nei disegni originali l’edificio prevedeva anche fontane e soluzioni decorative che ne sottolineavano il carattere innovativo. Accanto alle architetture fuori terra, il lavoro di Gambini interessò aspetti meno visibili ma fondamentali della vita urbana, come la progettazione delle reti fognarie, delle pavimentazioni stradali in porfido e di parte dell’illuminazione pubblica cittadina.
Un’attività che testimonia una concezione dell’arte lontana da una dimensione esclusivamente contemplativa. Nel caso di Gambini, l’esperienza futurista sembra tradursi in una visione complessiva dello spazio, capace di estendersi dalla tela alla città, dall’opera d’arte all’infrastruttura urbana. Un approccio che riflette quella tensione tra creatività e modernità che caratterizzò molte figure del Novecento italiano.
Tra i progetti ricordati dalla figlia figurano la Colonia Elioterapica, edifici residenziali popolari, l’ex pesa pubblica e numerosi interventi urbani disseminati nel territorio bustocco. La sua attività, tuttavia, non si limitò alla città: tra le opere attribuite al progettista vi è anche la colonia di Alassio, testimonianza di una progettualità che si estese oltre i confini locali mantenendo una costante attenzione agli aspetti funzionali ed estetici. A questi si aggiunge il legame con il Rifugio Città di Busto in Val Formazza, progettato dal padre di Ivanhoe, Silvio Gambini, tra i principali interpreti del Liberty lombardo, e seguito nella fase esecutiva dal figlio, che ne accompagnò personalmente la realizzazione.
Accanto al professionista emerge infine la dimensione privata. La figlia lo ricorda come un uomo schivo, interamente dedito al lavoro e profondamente fedele alla propria visione. «Era un futurista e guardava sempre avanti», racconta. Un carattere indipendente che gli valse anche l’apprezzamento di Filippo Tommaso Marinetti, il quale lo definì «un genio che non deve niente a nessuno». ( nella foto Marinetti e i suoi 33; il secondo da destra con gilet e cintura bianca è Ivanhoe Gambini)
A distanza di decenni, il contributo di Ivanhoe Gambini continua a emergere nel tessuto urbano di Busto Arsizio e nei luoghi che portano ancora la traccia del suo lavoro. Una presenza discreta, spesso ignorata, che invita a rileggere la città come un museo diffuso, nel quale arte, architettura e memoria continuano a dialogare con il presente. Forse anche per questo, riscoprirne oggi l’opera significa recuperare una pagina importante della storia cittadina che il tempo ha finito per far dimenticare.









