{"id":70672,"date":"2023-06-21T09:40:56","date_gmt":"2023-06-21T07:40:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.artevarese.com\/?p=70672"},"modified":"2023-06-21T09:40:56","modified_gmt":"2023-06-21T07:40:56","slug":"ubu-e-altre-storie-una-mostra-dedicata-a-enrico-baj","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/ubu-e-altre-storie-una-mostra-dedicata-a-enrico-baj\/","title":{"rendered":"“Ubu e altre storie”, una mostra dedicata a Enrico Baj"},"content":{"rendered":"
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Enrico Baj in una foto di Paolo Monti (Italia,1955)<\/figcaption><\/figure>\n

Comabbio – “Ubu e altre storie” \u00e8 il titolo della personale dedicata a Enrico Baj che si aprir\u00e0 sabato (24 giugno), alle 17, nella sala Lucio Fontana.<\/p>\n

La mostra, a cura di a cura di Massimo Cassani e Roberta Cerini Baj, presenta una significativa selezione di teli dal titolo Storie di Ubu<\/em> realizzati dall\u2019artista nel 1985 e una serie di Maschere<\/em> alle quali Baj ha lavorato tra il 1993 ed il 2001.<\/p>\n

Scrive Paolo Campiglio nel testo introduttivo del\u00a0 catalogo: “La predilezione di Baj per il mito di Ubu, l\u2019antieroe di Alfred Jarry, assunto a emblema di quella filosofia antifilosofica che \u00e8 la cosiddetta Patafisica, \u00e8 un fatto che appartiene pi\u00f9 alla genetica dell\u2019artista che alla contingenza delle occasioni d\u2019incontro o di lavoro\u2026<\/em><\/p>\n

\"\"E continua a proposito delle maschere: ” \u2026questi volti e teste di un nuovo tribalismo degli anni Novanta, costruite con i materiali pi\u00f9 diversi e che rispondono alla logica caustica dell\u2019ironia e del gioco esprimono con semplicit\u00e0 la parodia della societ\u00e0 contemporanea dei consumi, scardinano l\u2019obsolescenza programmata delle merci, ribaltando il problema dell\u2019invasione e dell\u2019ingerenza delle immagini nella sfera privata tipica della societ\u00e0 degli anni Novanta…”.<\/em><\/p>\n

La mostra, promossa dall\u2019Associazione culturale Il borgo di Lucio Fontana<\/em> con il patrocinio del Comune di Comabbio,\u00a0 proseguir\u00e0 fino al 23 luglio osservando il seguente orario di apertura al pubblico: sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 18.30.
\nIngresso libero. Catalogo disponibile in sala mostra.<\/p>\n

Note biografiche<\/strong><\/p>\n

Enrico Baj (1924-2003), nasce a Milano, frequenta l\u2019Accademia di Brera e contemporaneamente consegue la laurea in legge.
\n\"\"Nel 1951 fonda con Sergio Dangelo il Movimento Arte Nucleare e partecipa ai movimenti d\u2019avanguardia italiani e internazionali con mostre, pubblicazioni e manifesti, collaborando con Lucio Fontana, Piero Manzoni, Arman, Yves Klein, il gruppo Phases, Asger Jorn e gli artisti del gruppo CoBrA. A partire dagli anni Cinquanta \u00e8 presente sulla scena internazionale e in particolare espone regolarmente a Parigi.
\nLe mostre pi\u00f9 significative dell\u2019ultimo decennio della vita dell\u2019artista hanno avuto luogo alla Pinacoteca Casa Rusca a Locarno (1993), alll\u2019Institut Mathildenh\u00f6he a Darmstadt (1995), al Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne et d\u2019Art Contemporain di Nizza (1998), al Mus\u00e9e de Chartres (2000), al Palazzo delle Esposizioni a Roma (2001).
\nNel 2003-2004 al Castello di Masnago, Varese si \u00e8 tenuta una mostra concernente le connessioni tra arte e poesia nell\u2019opera di Baj; a Milano a cura della Provincia una grande retrospettiva che si \u00e8 svolta in spazi diversi in una sorta di itinerario attraverso i momenti salienti della sua carriera. Nella primavera 2004 si apre a Pontedera \u201cCantiere Baj\u201d, una serie di manifestazioni che si concludono con la realizzazione nel dicembre del 2006 di un grande mosaico lungo cento metri sul muro che corre lungo la ferrovia a Pontedera. Il progetto per il Muro di Pontedera, costituito da dieci cartoni con collage di elementi di meccano, \u00e8 l\u2019ultima opera dell\u2019artista, portata a termine pochi giorni prima della morte.
\nNel maggio 2007 la Friedrich Petzel Gallery di New York presenta una selezione di opere di Baj dalla fine degli anni Cinquanta al 2002.
\nNel 2008 due mostre monografiche: da gennaio a marzo alla Fondazione Marconi di Milano Baj, Dame e Generali ripropone il tema pi\u00f9 \u201cclassico\u201d dell\u2019artista; da marzo a maggio Baj, Apocalisse, nel Chiostro di Sant\u2019Agostino a Pietrasanta presenta la pi\u00f9 grande installazione realizzata da Baj nel 1978 e arricchita di aggiunte fino al 2000. Nel maggio del 2009 a Milano, la Fondazione Marconi allestisce la mostra Baj, mobili animati, che prende il titolo dalla bella monografia che Germano Celant ha dedicato a questo ciclo di opere degli anni Sessanta.
\nNell\u2019estate del 2010 la mostra Baj, dalla materia alla _gura al Castello Pasquini di Castiglioncello evidenzia come nel lavoro dell\u2019artista la figura si manifesti con forme e tecniche in continua evoluzione.
\nNel 2012 nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale a Milano viene esposto I funerali dell\u2019anarchico Pinelli, realizzato da Baj nel 1972 per quello spazio: allora la mostra non fu aperta al pubblico perch\u00e9 il 17 maggio 1972, giorno dell\u2019inaugurazione, fu ucciso il commissario Calabresi. Finalmente dopo quarant\u2019anni la grande opera \u00e8 tornata nella sala per cui era stata concepita.
\nNel 2013 a dieci anni dalla morte, Baj \u00e8 ricordato con tre mostre: in giugno Ububaj, I teli di Ubu, al Camec di La Spezia, in settembre a Milano Enrico Baj, Segni e disegni, alla Fondazione Marconi, e Enrico Baj, Bambini, ultracorpi & altre storie, alla Fondazione Arnaldo Pomodoro. \u00c8 presente con le Dame degli anni Sessanta alla Biennale di Venezia, nella sezione del Palazzo Enciclopedico curata da Cindy Sherman.
\nNel 2015 a Palazzo Gavotti a Savona la mostra Baj, _gure dell\u2019immaginario documenta la continua ricerca da parte dell\u2019artista di una sempre rinnovata figurazione.
\nNel novembre 2015 la galleria Luxembourg & Dayan di New York presenta una personale di Baj incentrata sulla produzione degli anni Sessanta, e contemporaneamente la Galleria Gi\u00f2 Marconi a Milano ripropone il ciclo delle Plastiche (1967-1969).
\nNell\u2019estate del 2016 al Museo Archeologico di Aosta la mostra Baj, l\u2019invasione degli ultracorpi illustra l\u2019evoluzione della figura emblematica dell\u2019ultracorpo dagli anni cinquanta agli anni ottanta.
\nNel 2017 la personale Baj, play as protest al Cobra Museum di Amstelveen ripropone la tematica dell\u2019ironia e del gioco come strumenti di critica sociale.
\nNel 2018 a Milano alla Fondazione Marconi la mostra Enrico Baj, l\u2019arte \u00e8 libert\u00e0 si ispira alle parole dell\u2019artista \u201cLa pittura \u00e8 una via \u2013 una via che ho scelto \u2013 verso la libert\u00e0. \u00c8 una pratica di libert\u00e0\u201d, che riassumono il pensiero che lo ha sempre animato.
\nNel 2018 e nel 2019 \u00e8 presente in molte importanti mostre collettive, soprattutto all\u2019estero.
\nIl 2020 si apre con la mostra ENRICO BAJ DAMEIDRAULICHE, Galerie Isabella Bortolozzi, Berlino. Vi \u00e8 una costante che d\u00e0 significato, coerenza e unit\u00e0 alla vita e al lavoro di questo artista: nei suoi oltre cinquant\u2019anni di attivit\u00e0 Baj non ha mai cessato di sperimentare e di rinnovarsi, sia nella scelta delle tematiche, sia delle tecniche pittoriche e incisorie.Tra queste certamente preferito \u00e8 il collage che, associato o meno al colore, applicato anche nelle opere grafiche, gli ha dato modo di utilizzare ogni sorta di materiale in un gioco combinatorio continuamente rinnovabile. Oltre alle stoffe e alle passamanerie, ai cordoni, ai bottoni, ai pizzi, alle medaglie dei Generali e delle Dame, entrano nelle sue opere di volta in volta vetri colorati, specchi spezzati e ricomposti, elementi di impiallacciature e intarsi, parti di Meccano e di Lego, plastiche e celluloidi, pezzi di legno e oggetti di uso quotidiano.
\nA mezza via tra l\u2019omaggio e la dissacrazione Baj ha rifatto usando le proprie tecniche alcuni capolavori di Picasso, tra cui Guernica e Les Demoiselles d\u2019Avignon (1969-1970) e di Seurat (1971). Negli anni Ottanta Baj ha dipinto una serie di tele dedicate a Ubu (1983-84); e i Manichini, che fanno riferimento alla pittura metafisica e nello stesso tempo denunciano il rischio di spersonalizzazione nella civilt\u00e0 dei robot e del computer (1984-87), opere in cui abbandona totalmente il collage. Lo riprende assemblando oggetti di uso quotidianoe legni nelle Maschere (1993-95) e nei Totem (1997- 2000), che ironizzano sulla ricerca di un certo primitivismo oggi alla moda.
\nInfine compie una propria personalissima ricerca del tempo perduto eseguendo una serie di piccoli ritratti dei proustiani Guermantes (1999-2000) ; per le sue ultime Donne-Fiume e per i Monumenti Idraulici (2002-2003) utilizza tubi, sifoni, rubinetti, eccetera: entrambe queste serie di opere sono state esposte a Milano alla Galleria Gi\u00f2 Marconi, rispettivamente nel 2000 e nel 2003. Se da un parte c\u2019\u00e8 nell\u2019opera di Baj un aspetto ludico che si esprime nella scelta dei materiali e nel gioco combinatorio del loro assemblaggio, dall\u2019altra Baj si \u00e8 sempre impegnato contro la violenza e l\u2019aggressivit\u00e0 del potere. A partire dai quadri nucleari che con una forte componente espressionista rappresentano gli incubi e le paure dell\u2019uomo dopo Hiroshima, attraverso le immagini dei Generali e delle parate militari che denunciano l\u2019arroganza e la stupidit\u00e0 del potere, Baj approda negli anni Settanta a tre grandi composizioni
\nin cui maggiormente si concretizza il suo impegno: I funerali dell\u2019anarchico Pinelli (1972) ; Nixon Parade o Watergate, (1974); Apocalisse (1978-2000), work in progress a composizione variabile che mette in scena il degrado della contemporaneit\u00e0 e i mostri generati dal sonno della ragione.
\nIn seguito i cicli dei Combinatoires e del Kitsch (1989-1990) rappresentano l\u2019esplosione demografica alla fine del millennio e le masse affascinate dal sistema dei consumi e dal kitsch, che secondo Baj e l\u2019unico vero stile della nostra epoca.
\nPer quanto feroce, la sua critica \u00e8 sempre temperata dall\u2019ironia che conferisce alle sue opere una certa leggerezza: Baj non dimentica mai la lezione di Rabelais e soprattutto di Jarry e la figura emblematica di Ubu; infatti ha fatto parte del Coll\u00e8ge de Pataphysique di Francia dal 1963 in qualit\u00e0 di Trascendente Satrapo.
\nOltre alla sua attivit\u00e0 di pittore e scultore, Baj \u00e8 stato fertilissimo incisore: a partire dal 1952 ha realizzato pi\u00f9 di 700 stampe, di cui una parte sono raccolte in libri d\u2019artista che illustrano sia poeti e scrittori del passato (Lucrezio, Marziale, Milton, Lewis Carroll e altri), sia moderni quali Raymond Queneau, Andr\u00e9 Pieyre de Mandiargues, Benjamin P\u00e9ret, Alain Jouffroy, Jean-Clarence Lambert, Roberto Sanesi, Giovanni Giudici, Paolo Volponi, Italo Calvino, Edoardo Sanguineti, Guido Ballo, Andr\u00e9 Verdet, Fernando Arrabal, Giovanni Raboni, Andrea Zanzotto, Raphael Rubinstein. Sono moltissimi, oltre a quelli sopra citati, i poeti, i critici e i letterati che hanno scritto di lui: ricordiamo \u00c9douard Jaguer, Giorgio Kaisserlian, Beniamino Dal Fabbro, Asger Jorn, Arturo Schwarz, Andr\u00e9 Breton, Fran\u00e7oise Choay, Jean-Jacques L\u00e9v\u00eaque, E.L.T. Mesens, Jos\u00e9 Pierre, Pierre Restany, Octavio Paz, Jean Petit, Enrico Crispolti, Gillo Dorfles, Raffaele Carrieri, Marcello Venturoli, Gualtiero Schoenenberger, Maurizio Fagiolo dell\u2019Arco, Luciano Caramel, Antonio del Guercio, Emilio Tadini, Franco Russoli, Dino Buzzati, Italo Calvino, Giorgio Soavi, Guido Almansi, Giulio Giorello, Pietro Bellasi, Brunella Eruli, Giovanni Giudici, Renato Barilli, Umberto Eco, Arturo Carlo Quintavalle, Luciano Caprile, Martina Corgnati, Marco Meneguzzo, Germano Celant, Jean Baudrillard, Emmanuel Guigon, Michel Maffesoli, Edgar Morin, Paul Virilio, Lawrence Alloway, Marco Livingstone, Jan van der Marck, Herbert Lust, Dan Cameron, Donald Kuspit, Gabriella Huber, Klaus Wolbert.
\nEnrico Baj \u00e8 stato anche scrittore e critico: autore di libri, ha ideato e curato numerosi manifesti e collaborato a molti giornali e riviste. Sue opere si trovano in collezioni private italiane e straniere e nei seguenti musei: Civiche raccolte d\u2019arte, Milano; GAM – Galleria Civica d\u2019Arte Moderna e Contemporanea, Torino; Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna, Roma; Fondazione Peggy Guggenheim, Venezia; CSAC, Universit\u00e0 di Parma; Mart, Rovereto ;
\nMus\u00e9e National d\u2019Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Parigi; Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne, Saint-Etienne; Tate Gallery, Londra; Stedelijk Museum, Amsterdam; Museum Boymans-van Beuningen, Rotterdam; Museum voor Schone Kunsten, Gand; Moderna Museet, Stoccolma; Museum des 20sten Jahrhunderts, Vienna; Mus\u00e9e d\u2019Art et d\u2019Histoire, Ginevra; Pinacoteca Comunale Casa Rusca, Locarno; Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne, Skopje; Museum of Contemporary Art, Chicago; The Art Institute, Chicago; National Gallery, Washington; Australian National Gallery, Canberra.<\/p>\n

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