{"id":61169,"date":"2021-06-15T20:30:56","date_gmt":"2021-06-15T18:30:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.artevarese.com\/?p=61169"},"modified":"2021-06-21T11:22:30","modified_gmt":"2021-06-21T09:22:30","slug":"la-fine-del-regno-longobardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/la-fine-del-regno-longobardo\/","title":{"rendered":"La fine del Regno Longobardo"},"content":{"rendered":"

Narrare per intero oltre due secoli di dominazione longobarda<\/strong>, anche limitandosi alla nostra regione, sarebbe davvero un\u2019impresa titanica, che del resto non rientra tra gli scopi di questa rubrica. Punteremo pertanto la nostra attenzione, in questa come in altre future occasioni, sui cosiddetti \u201cpunti di svolta<\/em>\u201d, quelli che determinano, spesso in seguito a fatti all\u2019apparenza di poco conto, veri e propri cambi di direzione, destinati a mutare in modo sostanziale il corso degli eventi.<\/p>\n

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Tremisse aureo di Desiderio coniato a Castelseprio<\/figcaption><\/figure>\n

Ecco perch\u00e9, con un ardito salto temporale, abbiamo deciso di spostarci dal primo re longobardo giunto in Italia, Alboino, all\u2019ultimo, Desiderio<\/strong>.
\nPer non lasciare per\u00f2 del tutto al buio i duecento anni che li separano, un paio di nomi li tiriamo fuori lo stesso, anzi facciamo tre: Teodolinda, Rotari e Liutprando<\/em>.
\nLa prima, essendo pure lei di origini bavaresi, come lo sar\u00e0 nel XIX secolo Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, potremmo considerarla una Principessa Sissi ante litteram<\/em>, tanto \u00e8 forte l\u2019amore che i sudditi le tributano. Su questo aspetto tuttavia, \u00e8 giusto ribadirlo, non tutti concordano: Teodolinda<\/strong> preme infatti per un rapido passaggio alla fede cattolica da parte del suo popolo d\u2019adozione; ma molti Longobardi restano ancora legati all\u2019arianesimo, se non addirittura a precedenti riti pagani.
\nRe Rotari<\/strong>, invece, oltre che per aver esteso il suo dominio fino alla Liguria e aver sottratto altre importanti roccaforti all\u2019Impero Romano d\u2019Oriente, \u00e8 ricordato per aver dato a vita in Europa al primo codice di leggi scritte da un popolo barbaro, che va appunto sotto il nome di \u201cEditto di Rotari<\/em>\u201d. Data l\u2019importanza di tale codice, gli dedicheremo, sempre all\u2019interno della nostra rubrica, uno spazio apposito.<\/p>\n

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Tremisse aureo di Liutprando<\/figcaption><\/figure>\n

Il terzo nome \u00e8 quello di Liutprando<\/strong>, sotto il cui regno (712-744 d.C.) il dominio longobardo raggiunge la massima espansione. Questo sovrano \u00e8 forse l\u2019unico, tra tutti quelli che si sono succeduti sul trono, a esercitare un rigido controllo sui vari ducati, compresi quelli potentissimi di Spoleto e di Benevento, che fin dalla fondazione sono stati piuttosto restii ad accettare ordini da Pavia. Altro merito di Liutprando \u00e8 quello di riformare in modo sostanziale l\u2019esercito<\/em>, lasciando definitivamente da parte l\u2019albero genealogico e la discendenza dura e pura, per far spazio al censo: in pratica pi\u00f9 soldi e propriet\u00e0 possiedi, pi\u00f9 sei tenuto a fornire un congruo contributo nell\u2019armare te stesso e il tuo seguito. Cos\u00ec ritroviamo nobili decaduti di sangue longobardo retrocessi ad arco e frecce (all\u2019epoca le armi pi\u00f9 economiche) e italici, che nel frattempo hanno ricostruito le proprie fortune, in sella a scalpitanti destrieri, bardati di tutto punto.
\nTale riforma tuttavia, per quanto valida nelle intenzioni e nella sua attuazione pratica, non baster\u00e0, trent\u2019anni dopo, a salvare Desiderio dalla disfatta.
\nE siamo cos\u00ec giunti all\u2019argomento principale di questa puntata di \u201cBella Storia<\/em>\u201d.
\nQuando, durante presentazioni o conferenze, mi chiedono quali siano state le ragioni della caduta dell\u2019Impero Romano d\u2019Occidente, di solito rispondo: \u00abMettetevi comodi, perch\u00e9 di ragioni ce ne sono circa un centinaio. Da dove volete che cominci?<\/em>\u00bb
\nQuando per\u00f2 mi pongono la stessa domanda sulla fine del regno longobardo<\/strong>, ho molti meno dubbi e rispondo con una certa sicurezza che le ragioni sono tre: i Duchi, il Papato e i Franchi<\/strong>. Un\u2019altra triade, insomma, che proviamo ad analizzare.
\nI duchi<\/strong>, perch\u00e9 in pratica quasi sempre dettano legge e si scelgono un re su misura, che non metta becco nei loro interessi. Il loro potere \u00e8 smisurato, ma ancor pi\u00f9 smisurata \u00e8 la loro avidit\u00e0, in nome della quale tessono intrighi e tradiscono con una facilit\u00e0 impressionante, che ai nostri occhi moderni riesce davvero difficile comprendere. Quando arrivano in Italia alcuni nobili longobardi non hanno ancora disfatto i bagagli, che gi\u00e0 stanno pensando di passare al nemico. Come abbiamo detto, solo Liutprando riesce a tenerli a freno, mentre tutti gli altri sovrani li considerano come potenziali avversari, dai quali guardarsi costantemente le spalle, pi\u00f9 che come alleati.<\/p>\n

\"\"<\/a>
Scontro tra guerrieri longobardi (a sinistra) e (franchi a destra)<\/figcaption><\/figure>\n

La seconda ragione della fine del potere longobardo in Italia, dicevamo, \u00e8 costituita dal Papato<\/strong>. Quando la Chiesa di Roma si vede erodere, castello dopo castello, citt\u00e0 dopo citt\u00e0, il proprio potere temporale, corre ai ripari e, non potendo pi\u00f9 chiedere aiuto a Costantinopoli, che in quel momento ha ben altre minacce da affrontare, pensa bene di rivolgersi a un\u2019altra stirpe germanica: i Franchi<\/strong> (terza ragione).
\nE sono proprio loro, i cuginastri d\u2019Oltralpe, a infliggere il colpo fatale ai Longobardi. In quale modo, lo vediamo subito.
\nIl casus belli<\/em> potrebbe essere, nel 751, la conquista di Ravenna da parte di re Astolfo<\/strong>.
\nPapa Stefano si rende conto che, se anche i Bizantini volessero mandargli soccorsi, non avrebbero pi\u00f9 nemmeno un porto dove farli sbarcare e cos\u00ec chiede aiuto a Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello, eroe della battaglia di Poitiers.
\nPipino scende in Italia, infligge una prima sconfitta ad Astolfo, il quale promette di fare il bravo e di restituire i possedimenti sottratti alla Chiesa; ma poi non tiene fede alla promessa e il re franco \u00e8 costretto a tornare nella Penisola e a impartirgli una seconda lezione.
\nA questo punto \u00e8 chiaro a tutti che, nonostante la riforma di Liutprando, l\u2019esercito franco \u00e8 nettamente superiore a quello longobardo<\/strong>, \u00e8 meglio organizzato, meglio armato e, non da ultimo, meglio comandato: non c\u2019\u00e8 sempre bisogno di \u201cpregare<\/em>\u201d i vari capi e capetti di far bene la propria parte; la fanno e basta. Ci si rende in conto, insomma, che il proverbiale coraggio dei Longobardi, il loro ardore in battaglia, che nessuno ha mai messo in discussione, da solo non basta a vincere una guerra.
\nForse se ne rende conto pure Desiderio<\/strong>, che sale al trono nel 757 d.C: e che, non avendo alcuna intenzione di restituire i possedimenti sottratti alla Chiesa, tenta la via diplomatica<\/strong>, dando due delle sue figlie in spose ai figli di Pipino, Carlo e Carlomanno. Il primo ripudier\u00e0 la sua senza tanti complimenti; il secondo morir\u00e0 in circostanze poco chiare, lasciando la propria vedova con due figli.
\nProprio il diritto al trono di Francia da parte dei due pargoli, diverr\u00e0 un ulteriore motivo di dissidio tra Desiderio e Carlo, ormai unico re dei Franchi, pure lui chiamato a difendere la Sacra Romana Chiesa, questa volta dalle suppliche di papa Adriano.
\nMentre il re longobardo aspetta al varco delle Chiuse in Val di Susa l’attacco di Carlo, costui manda met\u00e0 del proprio esercito, alla guida dello zio Bernardo, a passare le Alpi molto pi\u00f9 a nord; lui stesso, alla guida dell\u2019altra met\u00e0, aggira le fortificazioni attraverso un impervio sentiero tra i monti.
\nDesiderio \u00e8 costretto a ripiegare e, secondo alcuni storici, affronta Carlo nei pressi del fiume Sesia, dove un primo scontro finisce in parit\u00e0. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che ora il sovrano franco pu\u00f2 comunque disporre anche degli uomini dello zio, che nel frattempo lo hanno raggiunto, e spingere i Longobardi verso il Ticino.
\nPure qui le versioni discordano.
\nSecondo alcuni, nei pressi di Ara, che da allora si sarebbe appunto chiamata Mortara, ha luogo l’ultima fatale sanguinosa battaglia, che costringe Desiderio e i superstiti a rifugiarsi a Pavia.
\nSecondo altri, invece, il re longobardo cerca subito scampo, senza neanche combattere, nella capitale, dove ordina al figlio di rifugiarsi a Verona. Adelchi, questo il suo nome, sentendo puzza dell\u2019ennesimo tradimento da parte del duca a capo della citt\u00e0 veneta, fugge dall\u2019Italia per trovare asilo dai vecchi nemici bizantini, a Costantinopoli.
\nSiamo alla fine dell’estate del 774 d.C. e Pavia resister\u00e0 all’assedio fino all’inizio di quella dell’anno seguente, per consegnarsi al vincitore<\/strong>.
\nRe Desiderio e la regina Ansa finiranno i loro giorni chiusi in due diversi monasteri.
\nLe ultime concitate vicende del regno longobardo, come avrete capito, sono piene di buchi ancora da riempire, di \u201cse\u201d, di \u201cforse\u201d, di \u201csiamo sicuri?\u201d, e se queste incertezze costituiscono materia di indagine e di lavoro per gli storici, rappresentano altres\u00ec un terreno fertilissimo per un romanziere. Se dunque volete conoscere la mia personalissima, e in buona parte fantasiosa, ricostruzione degli eventi – vista sempre da quel particolare osservatorio storico che \u00e8 Castelseprio – mi permetto di consigliarvi \u201cIl segreto di Sibrium<\/em>\u201d.<\/p>\n

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Il segreto di Sibrium, romanzo storico di Alessandro Cuccuru – Aporema Edizioni<\/figcaption><\/figure>\n

Vi lascio intanto con una citazione, tratta dalla \u201cStoria d\u2019Italia\u201d di Indro Montanelli e Roberto Gervaso (\u00a9 1965-2011 RCS Libri S.p.A. Milano), che ho voluto inserire anche alla fine del mio romanzo.
\n\u201cCos\u00ec fin\u00ec l\u2019Italia longobarda, e nessuno pu\u00f2 dire se fu, per il nostro Paese, una fortuna o una disgrazia. Alboino e i suoi successori erano stati degli scomodi padroni, pi\u00f9 scomodi di Teodorico, finch\u00e9 erano rimasti dei barbari accampati su un territorio di conquista. Ma oramai si stavano assimilando all\u2019Italia e avrebbero potuto trasformarla in una Nazione, come i Franchi stavano facendo in Francia.<\/em>
\nMa in Francia non c\u2019era il Papa. In Italia s\u00ec.\u201d<\/em><\/p>\n

 <\/p>\n

 <\/p>\n

Bibliografia:<\/em>
\n\u201cHistoria Langobardorum\u201d di Paolo Diacono;<\/em>
\n\u201cStoria dei Longobardi\u201d di J\u00f6rg Jarnut (Piccola Biblioteca Einaudi);<\/em>
\n\u201cI Longobardi \u2013 Dalle origini mitiche alla caduta del Regno d\u2019Italia\u201d di Nicola Bergamo (LEG edizioni);<\/em>
\n\u201cI Longobardi e la guerra\u201d Autori Vari (Viella).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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