{"id":61023,"date":"2021-06-09T10:00:38","date_gmt":"2021-06-09T08:00:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.artevarese.com\/?p=61023"},"modified":"2021-06-21T11:23:21","modified_gmt":"2021-06-21T09:23:21","slug":"larrivo-dei-longobardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/larrivo-dei-longobardi\/","title":{"rendered":"L\u2019arrivo dei Longobardi"},"content":{"rendered":"

Dopo quasi vent\u2019anni di guerra contro gli Ostrogoti<\/strong>, i Bizantini<\/strong> non hanno pi\u00f9 voglia di combattere, ma sarebbe meglio dire che non ne hanno pi\u00f9 le forze. La vittoria contro quei barbari che, non dimentichiamolo, loro stessi avevano mandato a prendersi l\u2019Italia \u00e8 la classica vittoria di Pirro, che non porta alcun beneficio a chi la ottiene.
\nEcco perch\u00e9 i Romani d\u2019Oriente preferiscono stringere accordi con i Franchi, piuttosto che scontrarsi con loro, nella convinzione che, sventata la minaccia da occidente e da settentrione, la Penisola possa, almeno per qualche tempo, dormire sonni tranquilli e provare a riprendersi dalle disastrose condizioni in cui loro stessi hanno contribuito a farla cadere.
\nCome spesso accade nella Storia, per\u00f2, quando ti prepari e aspetti che il nemico arrivi da una parte, lui arriva dall’altra. Le Alpi non vengono varcate da Nord, ma da Est, e non da parte dei Franchi, ma da un’altra etnia germanica:<\/em> i Longobardi<\/strong>.<\/p>\n

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L’Italia alla morte di Alboino<\/figcaption><\/figure>\n

Il giorno di Pasqua del 568 d.C.<\/span>, dopo un tanto solenne quanto poco credibile, perlomeno dal punto di vista della fede, battesimo di massa, re Alboino<\/strong> conduce il suo popolo alla conquista dell’Italia. Qualche cinico osservatore, nel constatare l\u2019opportunismo politico di una simile scelta, potrebbe definire il sovrano longobardo come il primo democristiano della Storia; ma qualcun altro potrebbe d\u2019altro canto obiettare che tale ruolo andrebbe assegnato di diritto all\u2019imperatore Costantino e alla croce usata come vessillo in battaglia.
\nLasciando da parte questi paragoni, proviamo a vedere com\u2019\u00e8 composto il seguito di Alboino<\/em>.
\nCon lui non ci sono solo arimanni<\/em>, ovvero uomini liberi in grado di portare armi, ma anche aldii<\/em> (i semiliberi), servi, schiavi e parecchi appartenenti ad altre trib\u00f9 alleate o sottomesse, come i Sassoni o i Bulgari, tanto per citarne un paio. E non vengono da single, per una breve scampagnata: al seguito si portano donne, bambini e bagagli.
\nIn tutto arrivano forse a duecentomila anime, che per i tempi moderni possono sembrare poche, ma che in un Paese quasi spopolato, com’era allora il nostro, sono un’enormit\u00e0.
\nIntendono restare. Forse per sempre, anche se, prima di lasciare la Pannonia (corrispondente all’incirca all’attuale Ungheria) agli Avari, con cui la coabitano, avrebbero detto: \u00abTeneteci caldo il posto, perch\u00e9 se non ci troviamo bene, tempo qualche annetto, e torniamo.<\/em>\u00bb E quelli avrebbero risposto: \u00abS\u00ec, certo, come no? Contateci pure.<\/em>\u00bb
\nAnche sulla credibilit\u00e0 di questo patto, cos\u00ec come su quella del battesimo di massa, ci sarebbe molto da discutere: non dimentichiamo infatti che gli Avari sono diretti parenti degli Unni e fino ad ora si sono rivelati alleati scomodi per i Longobardi.<\/p>\n

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L’Europa occidentale alla fine della Guerra Greco-Gotica<\/figcaption><\/figure>\n

Vale la pena spendere qualche parola in pi\u00f9 su questo popolo, non fosse altro per il fatto che per oltre due secoli occuper\u00e0 la nostra regione, regalandole oltretutto il suo attuale nome: Lombardia, da Langobardia<\/em> appunto.
\nProvenienti dalla Scandinavia, i Winnili<\/strong>, cos\u00ec allora si facevano chiamare, all’inizio dell’et\u00e0 imperiale occupano le terre comprese a nord della Germania, tra l’Elba e il Reno. Devono il loro nome definitivo, secondo alcuni, alle loro lunghe barbe<\/em>, confuse coi lunghi capelli, che facevano crescere ai lati della testa e radevano sulla nuca. Secondo altri, invece, il termine deriverebbe da Langbart<\/em>, che in antico germanico significa lunga lancia<\/em>, arma della quale facevano largo uso.
\nPer trecento anni di loro non si hanno notizie.<\/p>\n

Ricompaiono nel V secolo, nelle zone comprese appunto tra la Pannonia e il Norico, dove sconfiggono altre potenti trib\u00f9 germaniche, come quella degli Eruli<\/em>, di cui abbiamo gi\u00e0 parlato e del cui favoloso tesoro si impadroniscono; o dei Gepidi<\/em>, il cui ultimo re, Cunimondo<\/strong>, viene ucciso proprio da Alboino<\/strong>, che ne sposa la figlia, Rosmunda<\/strong>.
\nSorvoliamo sulla celeberrima leggenda, che vede il re longobardo costringere la moglie a brindare nel cranio svuotato del padre, e limitiamoci ai fatti.
\nAlboino in pratica non incontra resistenza, n\u00e9 da parte dei Bizantini, n\u00e9 tanto meno da parte delle popolazioni locali. A Cividale, allora Forum Iulii, insedia il nipote Gisulfo, che diventa il primo Duca del nuovo regno, e poi dilaga senza sforzo in tutta la pianura padana, fino a Mediolanum<\/em> e oltre: solo Ticinum<\/em> (oggi Pavia) gli resiste.
\nLasciamo il nostro re ad assediare la citt\u00e0 e a spingersi oltre, fino ad arrivare in Piemonte, perch\u00e9 per noi \u00e8 tempo di tornare, in provincia di Varese.
\nDopo essersi impadroniti di Mediolanum e aver fatto fare i bagagli al vescovo, che si rifugia a Genova dai Bizantini, \u00e8 lecito pensare che i Longobardi si spingano pi\u00f9 a Nord, fino a metter subito piede dalle nostre parti?
\nForse s\u00ec. Ma forse anche no.<\/p>\n

\"\"<\/a>
Il torrione difensivo di Torba Castelseprio prima dei restauri del FAI<\/figcaption><\/figure>\n

A questo punto dobbiamo ritirare in ballo la fortezza di Castelseprio<\/strong>, gi\u00e0 parte in epoca tardo romana di una linea difensiva, che andava da Como fino a Novara, e sotto la cui ala protettrice rientrava con tutta probabilit\u00e0 anche il nostro paese.
\nIl suo castrum \u00e8 gi\u00e0 stato devastato da quell’incendio, di cui abbiamo parlato a proposito della guerra gotica, oppure \u00e8 proprio durante l’invasione longobarda che avviene la sua distruzione? O magari \u00e8 stato gi\u00e0 riparato e rimesso in funzione? E in questo caso, chi sono gli occupanti?
\nI Bizantini, ci verrebbe da rispondere; ma potrebbero anche essere dei Goti passati al soldo di Costantinopoli, che ora non avrebbero problemi ad aprire le porte ai Longobardi, loro \u201cfratelli<\/em>\u201d di stirpe germanica, con i quali hanno parecchie cose in comune, comprese certe somiglianze linguistiche.
\nSono tutte domande destinate a restare senza risposta, in attesa che scavi pi\u00f9 approfonditi nel sito archeologico – che giusto dieci anni fa \u00e8 divenuto patrimonio dell’UNESCO – ci aiutino a far luce.
\nUna cosa per\u00f2 \u00e8 certa: la resistenza bizantina, dalle valli bergamasche, passando per il basso Lario, il Verbano, fino a raggiungere la Val d’Ossola, va avanti per parecchi anni. A guidarla \u00e8 tale Francione, un nome che ci rimanda ai Franchi, dai quali forse discende e ai quali forse ancora appartiene, pur essendo al servizio dell’Impero Romano d’Oriente. Fatto sta che costui svolge con tanta diligenza e perseveranza il proprio lavoro, che il presidio dei Graeculi<\/em> sull’Isola Comacina, sul lago di Como, resister\u00e0 fino al 588, cio\u00e8 vent’anni dopo la calata dei Longobardi nella nostra Penisola. Nel frattempo Alboino \u00e8 calato nella tomba da un pezzo, cos\u00ec come la presunta mandante del suo assassinio, la moglie Rosmunda, e il di lei complice Elmichi<\/em>.
\nIn questo ventennio, dunque, il nostro \u00e8 un territorio di confine, in balia di vecchi e nuovi padroni, mentre Mediolanum perde molta della sua gi\u00e0 esigua importanza a favore di Ticinum<\/em>, che assurge a capitale del nuovo regno.
\nNel 590 Costantinopoli decide di giocare le sue ultime carte per riprendersi il Nord Italia e si allea coi Franchi, che valicano per la terza volta le Alpi (un’altra \u201cvisitina\u201d ce l’avevano fatta nel 576) e aggrediscono i Longobardi, spesso incapaci di difendersi in campo aperto, ma ormai al sicuro all’interno delle loro fortezze, quasi sempre ereditate dai Romani e tutte collocate in punti altamente strategici. Il castrum di Sibrium (Castelseprio) \u00e8 una di queste e, come la maggior parte delle sue sorelle, resiste ai nemici, i quali per\u00f2, come sovente accade in casi del genere, non mancano di rifarsi, saccheggiando i territori circostanti: il nostro non fa eccezione.
\nIl previsto ricongiungimento delle forze franche provenienti da nord, che arrivano fino alle porte di Verona, con quelle bizantine provenienti da sud, che conquistano addirittura Mantova, non avviene. La singolare alleanza si sfalda ancora prima di essere completata, grazie non solo alla strenua resistenza longobarda, ma anche all’incapacit\u00e0 degli aggressori di saper sostenere lunghi assedi e al rapido diffondersi di malattie e pestilenze tra le truppe.
\nCostantinopoli rinuncia cos\u00ec per sempre a mettere le mani sulla parte settentrionale della pianura padana e tra Franchi e Longobardi comincia un lungo periodo di pace, che, a parte qualche episodio isolato, durer\u00e0 quasi un secolo e mezzo e che porter\u00e0 vantaggi a entrambi i popoli. Si pensi per esempio a re Liutprando, che agli inizi dell’ottavo secolo fornir\u00e0 un aiuto determinante a Carlo Martello nel respingere la minaccia araba.
\nPurtroppo per\u00f2 le cose non fileranno lisce fino alla fine, come vedremo nel prossimo capitolo, e l\u2019epilogo sar\u00e0 ben diverso.
\nNel frattempo, per chi volesse approfondire gli argomenti, consigliamo alcuni testi.<\/p>\n

\u201cHistoria Langobardorum\u201d di Paolo Diacono;<\/em>
\n\u201cStoria dei Longobardi\u201d di J\u00f6rg Jarnut (Piccola Biblioteca Einaudi);<\/em>
\n\u201cI Longobardi \u2013 Dalle origini mitiche alla caduta del Regno d\u2019Italia\u201d di Nicola Bergamo (LEG edizioni);<\/em>
\n\u201cI Longobardi e la guerra\u201d Autori Vari (Viella)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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