{"id":60935,"date":"2021-06-03T12:00:49","date_gmt":"2021-06-03T10:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.artevarese.com\/?p=60935"},"modified":"2021-06-21T11:23:56","modified_gmt":"2021-06-21T09:23:56","slug":"da-odoacre-alla-guerra-greco-gotica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/da-odoacre-alla-guerra-greco-gotica\/","title":{"rendered":"Da Odoacre alla Guerra Greco – Gotica"},"content":{"rendered":"

Avevamo lasciato Odoacre al problema di dover spartire tra i suoi soldati un terzo delle terre, o un terzo della rendita che queste garantivano, la questione non \u00e8 chiara. Il nostro buon generale erulo \u00e8 probabile che si trovi di fronte agli stessi problemi incontrarti da Asterix, quando, nel film \u201cLe dodici fatiche di Asterix<\/em>\u201d, vaga per i palazzi romani alla ricerca del Lasciapassare A\/38. Roma infatti \u00e8 decaduta sotto tutti i punti di vista (edifici, strade, esercito…), ma se c\u2019\u00e8 una cosa che \u00e8 rimasta praticamente intatta \u00e8 la sua elefantiaca macchina burocratica.
\nForse per ovviare al problema, invece di accontentarsi delle terre a disposizione, preferisce conquistarne di nuove, espandendo il suo dominio sino in Dalmazia, nel Norico (l’odierna Austria) e arrivando alla punta dello stivale.<\/p>\n

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L’effige di Tedorico il Grande su una moneta d’epoca<\/figcaption><\/figure>\n

Regge le sorti della Penisola per una dozzina d’anni fino a quando, nell’agosto del 489 d.C., ecco arrivare gli Ostrogoti<\/strong>, ai quali i Bizantini, anche e soprattutto per toglierseli dai piedi, hanno deciso di \u201cregalare<\/em>\u201d l’Italia.
\nA guidarli \u00e8 un uomo destinato a lasciare il segno, Teodorico<\/strong>, il quale sconfigge Odoacre, che ora si fa chiamare Rex Germanorum, prima sull’Isonzo e poi a Verona. L’erulo scappa a Ravenna, l’ostrogoto non lo insegue e preferisce raggiungere Mediolanum. Qui l’invasore si imbatte in un altro erulo, il generale Tufa, che invece di difendere la citt\u00e0, gli si sottomette, gli giura fedelt\u00e0 e viene perci\u00f2 spedito ad assediare la capitale sulle rive dell’Adriatico.
\nUna volta giunto l\u00ec, tuttavia, costui cambia di nuovo bandiera e torna dalla parte di Odoacre.
\n\u201cSe vuoi una cosa fatta bene, fattela da solo<\/em>\u201d forse pensa Teodorico mentre mette sotto assedio Ravenna, che per\u00f2 cade solo all’inizio del 493: Odoacre e i suoi familiari vengono massacrati alla fine di un banchetto di finta riappacificazione.
\nEcco la mirabile sintesi che Montanelli e Gervaso, nella loro \u201cStoria d’Italia<\/em>\u201d, fanno di quel periodo e che pu\u00f2 fornirci un utile quadro di quali fossero le condizioni in cui versava pure il nostro territorio alla fine del V secolo:
\n\u201cLa conquista della Penisola era durata in tutto cinque anni: gli eserciti avevano desolato le campagne, spianato le citt\u00e0, trucidato gli abitanti. Ma oltre che dalla guerra la popolazione era stata falciata dalle carestie, dalle pestilenze e dagli immancabili cataclismi naturali.<\/em>
\nLo storico Ennodio racconta che la fame uccideva chi sopravviveva alla spada. Odoacre non aveva governato n\u00e9 meglio n\u00e9 peggio dei suoi predecessori. Non aveva costruito nulla e nulla aveva distrutto. Aveva conservato l’Italia come l’aveva trovata: una terra di rapina e di conquista alla merc\u00e9 di tutti. Con Teodorico molte cose cambiarono e la situazione miglior\u00f2.\u201d<\/em><\/p>\n

In effetti con il barbaro Teodorico<\/strong>, un po’ alla volta e non senza sforzi, la situazione migliora. Il re degli Ostrogoti<\/strong> olia i meccanismi della macchina amministrativa romana e divide l’Italia in diciassette provincie, governate da altrettanti Presidi, che rispondono tutti al Prefetto del Pretorio, il quale a sua volta rende conto al sovrano.<\/p>\n

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Il generale Belisario raffigurato in un mosaico<\/figcaption><\/figure>\n

Le provincie di frontiera, ed \u00e8 assai probabile che il territorio varesino rientri in una di queste, sono invece affidate a dei Conti, ovvero Generali con dimostrate capacit\u00e0 militari, in grado di difenderle da possibili attacchi esterni.
\nI Goti, a differenza di altre popolazioni germaniche, sembrano adattarsi alla vita stabile e, abbandonando il loro consueto nomadismo, si rivelano discreti agricoltori, anche se, per precisa scelta del loro re, non si integrano con le popolazioni locali.<\/p>\n

Nell’ultimo periodo della sua vita Teodorico soggiorna spesso a Ticinum, l’attuale Pavia, forse anche nel vano tentativo di ribadire il proprio distacco dagli intrighi dei Bizantini, i quali, dopo avergli spianato la strada per la conquista dell’Italia, ora paiono intenzionati a riprendersela.
\nIn questo loro intento, anche se quasi sempre in modo occulto, sono spalleggiati dalla Chiesa di Roma, che, proprio grazie alle riforme attuate dal re goto, ha visto gradualmente erodere il proprio potere, anche a livello locale.
\nTeodorico muore all’et\u00e0 di 72 anni, il 30 agosto del 526, spianando di fatto la strada alla riconquista della Penisola da parte dell’esercito di Costantinopoli.
\nLa guerra gotico bizantina comincia nel 535 e dura la bellezza, per modo di dire, di diciotto anni, causando pi\u00f9 danni all’Italia di quanti non ne abbiano provocati tutte le invasioni barbariche messe insieme nei secoli antecedenti. I contrasti tra i due generali al comando dei Greci, Belisario e Narsete, il primo caro all’imperatore Giustiniano, il secondo all’imperatrice Teodora, producono disastri inimmaginabili, primo fra tutti la distruzione di Mediolanum, l\u2019attuale Milano, e lo sterminio dei suoi trentamila abitanti.<\/p>\n

Anche il nostro territorio non scampa alle devastazioni.<\/p>\n

A Castrum Sibrii o Severum (oggi Castelseprio), un presidio romano attivo gi\u00e0 dal quarto secolo per fronteggiare le invasioni da nord, esistono tracce di un grande incendio, che potrebbe averlo danneggiato, del tutto o in parte, proprio in questo periodo.
\nAlla fine, dopo alterne vicende, nel 553 sono i Bizantini a spuntarla. Gi\u00e0, ma a quale prezzo? Ce lo dice lo storico Procopio:
\n\u201c…andavano sui monti a raccogliere ghiande per farne un surrogato del pane. Quelli che si ammalavano diventavano pallidi e smunti, la pelle si induriva e si contraeva sulle ossa. Le loro facce assumevano un’espressione stupefatta, gli occhi si dilatavano in una specie di spaventosa follia. Alcuni morivano per aver mangiato troppo, quando trovavano cibo. I pi\u00f9 erano talmente dilaniati dalla fame che, se vedevano un ciuffo d’erba, si precipitavano a sradicarlo.\u201d<\/em><\/p>\n

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3-La viabilit\u00e0 della Lombardia nord occidentale nel VI secolo d.C.<\/figcaption><\/figure>\n

Roma, che nel periodo augusteo ospitava un milione di persone, ora non ha pi\u00f9 di quarantamila abitanti. Dalle Alpi fino alla punta meridionale della Sicilia forse non ne restano neanche quattro milioni.
\nLasciamo un attimo le vicende storiche e occupiamoci\u00a0 di geografia o, meglio, di viabilit\u00e0 locale. Come si pu\u00f2 vedere dalla figura 3, tutto l’alto corso dell’Olona \u00e8 di fatto escluso dalle principali strade che collegano Mediolanum agli altri importanti centri della zona.
\nLe direttrici che conducono verso nord e verso nord ovest transitano lungo l’attuale strada statale del Sempione.
\nLa situazione cambier\u00e0 solo intorno all’ottavo secolo, quando a nord di Legnano, nell’attuale Castellanza, verr\u00e0 dato nuovo lustro a una strada che collega l’odierna statale del Sempione a Castelseprio, centro del quale abbiamo gi\u00e0 parlato e che avr\u00e0 un ruolo fondamentale nella storia di tutta la Lombardia.
\nTale strada (figura 4) , che lambisce il lato occidentale della Valle Olona, passando per Cairate, recher\u00e0 maggiori benefici al paese di Olgiate, destinato a divetare sede di una Pieve.<\/p>\n

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4- La viabilit\u00e0 della Lombardia nord occidentale nel VII e VIII secolo d.C.<\/figcaption><\/figure>\n

Torniamo ai nostri Bizantini, che per\u00f2 a quei tempi non venivano chiamati cos\u00ec, ma Romani d’Oriente, Romei oppure, non senza una nota dispregiativa, Graeculi.
\nL’hanno spuntata sui Goti, \u00e8 vero, ma si ritrovano padroni del nulla. Provano a rimettere in piedi la loro macchina amministrativa, ma non hanno le capacit\u00e0 e neppure le risorse per migliorare la situazione economica. La circolazione di moneta \u00e8 quasi sparita: non solo nelle campagne, ma perfino nelle citt\u00e0, si torna al baratto. Con un misero prelievo fiscale, che oltretutto si basa in modo prevalente sui magri prodotti della terra, non \u00e8 possibile far funzionare uno Stato degno di tal nome.
\nCome se non bastasse, sul nord della penisola incombe una nuova minaccia, quella dei Franchi, un’altra gens germanica, divenuta molto potente e che, approfittando della situazione di debolezza imperiale, torna ad affacciarsi al di qua delle Alpi. \u00c8 proprio il caso di dire \u201ctorna\u201d, perch\u00e9 questi ferocissimi guerrieri biondi, gi\u00e0 nel 539, approfittando della guerra in corso, erano venuti a trovarci, lasciando anche nelle nostre prealpi i consueti souvenir: villaggi saccheggiati e dati alle fiamme, raccolti razziati, uomini uccisi e donne stuprate.
\nQuesta volta i Bizantini, consapevoli dei propri oggettivi limiti militari, per tenere in vita il loro dominio preferiscono tornare a un loro collaudato sistema, che in fondo ha sempre funzionato e per secoli ancora funzioner\u00e0: la trattativa. Che si svolga alla luce del sole, o pi\u00f9 spesso nell’ombra, la diplomazia bizantina, divenuta proverbiale e malfamata al tempo stesso, quasi sempre produce i suoi risultati. I Franchi, da potenziali nemici, vengono presto trasformati in preziosi alleati e in questo ambiguo ruolo andranno ad affrontare uno dei periodi cruciali della storia italiana.<\/p>\n

Alessandro Cuccuru<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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