{"id":42830,"date":"2018-01-30T12:32:59","date_gmt":"2018-01-30T11:32:59","guid":{"rendered":"http:\/\/artevarese.com\/?p=42830"},"modified":"2018-01-30T14:48:07","modified_gmt":"2018-01-30T13:48:07","slug":"armando-marrocco-21-amici-ne-parlano-ce-lo-fanno-conoscere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/armando-marrocco-21-amici-ne-parlano-ce-lo-fanno-conoscere\/","title":{"rendered":"Armando Marrocco: 21 amici ne parlano e lo fanno conoscere"},"content":{"rendered":"

Presso la Fondazione Stelline, in corso Magenta 61 a Milano, \u00e8 stato presentato il volume: \u201cArmando Marrocco. Io lo conosco\u201d per celebrare i sessant\u2019anni di attivit\u00e0 dell\u2019artista di Galatina<\/strong>. Il libro, pubblicato dall\u2019Editore Scalpendi<\/strong> (396 pagg., 20 \u20ac), \u00e8 stato curato da Sara Fontana, docente dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Pavia<\/strong>.<\/p>\n

L\u2019evento \u00e8 stato organizzato dal Centro Studi Grande Milano<\/strong>, un\u2019associazione, nata 15 anni fa, allo scopo di promuovere e divulgare l\u2019idea e i valori di una Milano pi\u00f9 grande e autorevole, con un respiro europeo e internazionale. L\u2019occasione \u00e8 anche servita per presentare l\u2019Associazione Sos Villaggi dei Bambini<\/strong>, che ha come obiettivo principale quello di aiutare i pi\u00f9 piccoli, allontanati dalle loro famiglie d\u2019origine, nei loro bisogni e nei loro diritti, favorendone la crescita in un ambiente famigliare accogliente, attraverso adozioni a distanza e donazioni libere.<\/p>\n

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Ma torniamo ad Armando Marrocco<\/strong> (o Marocco, come amava firmare le sue opere) e alla sua lunga carriera d\u2019artista. Come far conoscere un personaggio tanto complesso e la cui riscoperta, a livello di pubblico e di critica, \u00e8 cominciata da poco?<\/strong> Nel modo pi\u00f9 ovvio: facendo parlare le persone che l\u2019hanno conosciuto<\/strong> a partire dagli anni 60 e 70, che hanno lavorato con lui e ne hanno condiviso esperienze, idee, speranze, progetti.<\/p>\n

Armando Marrocco attraverso ventuno ritratti di chi l\u2019ha conosciuto
\n<\/strong>A questo proposito sono state scelte ventuno personalit\u00e0<\/strong> – non solo artisti – provenienti da ambiti diversi<\/strong>, come artigiani, imprenditori, architetti, designer, collezionisti, galleristi, ai quali sono state poste alcune domande di base, poi diversamente articolate, allo scopo di ricostruire in modo vivo e tridimensionale la figura di un personaggio come Marrocco che proprio nella poliedricit\u00e0 espressiva ha l\u2019aspetto pi\u00f9 autentico<\/strong> e caratterizzante della sua dimensione artistica.<\/p>\n

Interviste tutte, tranne un caso, realizzate senza la presenza dell\u2019artista<\/strong> che in qualche modo avrebbe potuto condizionarle, facendo prendere la piega di un \u201camarcord\u201d troppo personale. Anche la scelta del numero di interviste (21) sembra rispondere a una scelta voluta, in quanto 21 \u00e8 l\u2019ottavo numero della successione di Fibonacci<\/strong>, che si ottiene dalla moltiplicazione del 3 e del 7, entrambi numeri che simboleggiano la perfezione. Argomenti molto vicini agli interessi e alle passioni di Marrocco, che conosce la geometria pitagorica e apprezza personaggi come Luca Pacioli e lo stesso Fibonacci.<\/p>\n

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Sara Fontana<\/strong>, alla quale si deve la realizzazione di questo lavoro, ha raccolto le interviste, oltre a documenti e un ampio materiale iconografico, nel corso di oltre dieci mesi, dal dicembre 2016 all\u2019ottobre 2017, costruendo un ritratto sfaccettato non solo dell\u2019artista, delle sue sperimentazioni, delle sue ricerche, ma anche di un\u2019epoca<\/strong>, di un periodo di grandi movimenti artistici ancora poco contestualizzato sia a livello storico che critico.<\/p>\n

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L\u2019arte contemporanea: idee, luoghi, scandali e pettegolezzi
\n<\/strong>Dobbiamo riconoscere che un tentativo di fornire un quadro un po\u2019 pi\u00f9 ragionato di un periodo dell\u2019arte contemporanea piuttosto convulso e, spesso, contraddittorio – utile anche per chi su questi temi ha una conoscenza limitata \u2013 lo ha fornito Flavio Caroli, critico e scrittore<\/strong> che ha molto apprezzato il volume, tracciando sinteticamente il percorso artistico di Marrocco che si collega anche alle sue dirette esperienze e alla conoscenza di Guido Le Noci, titolare della Galleria Apollinaire a Brera<\/strong>, personaggio lungimirante, capace di scelte coraggiose e controcorrente.<\/p>\n

In questo periodo, l\u2019arte di Marrocco subisce le influenze di alcuni artisti che diventeranno suoi maestri come il francese Ives Klein<\/strong>, di cui condivide una attrazione primordiale legata alla immaterialit\u00e0 dei processi e un\u2019attenzione al carattere esoterico e teosofico della ricerca artistica, senza dimenticare il contributo formativo che riconosce a Piero Manzoni <\/strong>e Lucio Fontana<\/strong>, per un\u2019arte che tender\u00e0 sempre pi\u00f9 a perdere la sua materialit\u00e0 per diventare infinito, filosofia.<\/p>\n

Siamo nei primi anni Sessanta, Marrocco arriva a Milano dalla Puglia, e l\u2019opera che sintetizza questo suo primo periodo \u00e8 \u201cIntrecci\u201d<\/strong> (1963), nel filone dell\u2019arte programmata, nel quale accanto alla sua forza vitalistica, emerge la spinta verso la tecnologia e <\/strong>contemporaneamente un recupero delle tradizioni artigianali della sua terra<\/strong>.<\/p>\n

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Altra opera, forse la pi\u00f9 conosciuta di Marrocco, \u00e8 la teca che contiene duemila formiche vive<\/strong>. Un lavoro che trasferisce nell\u2019arte la natura vivente, in linea con altre operazioni di arte povera, tra cui quelle di Kounellis<\/strong> con il pappagallo o i cavalli vivi portati nella Galleria \u201cL\u2019Attico\u201d. Con l\u2019immancabile scandalo che ne segu\u00ec.<\/p>\n

Degli anni Settanta, sono le opere di Marrocco con forme elicoidali che giocano con gli spazi e che possono richiamare alla mente certi lavori dell\u2019arte ludica di Mario Nanni<\/strong>, sospesi tra fantasia e tecnologia, dove la geometria, come scrisse il critico francese Restany, \u201csi prende una vacanza per il piacere dei pi\u00f9\u201d.<\/p>\n

Il 1972 \u00e8 l\u2019anno fondamentale per il nostro Paese nell\u2019arte contemporanea<\/strong>. Alla Biennale di Venezia Gino de Dominicis<\/strong> espone un giovane affetto dalla sindrome di Down e Marrocco<\/strong> nel filone dell\u2019arte comportamentale o body art si esibisce come protagonista, \u201cmangiando della carta\u201d. Situazioni che creano reazioni non sempre positive e un certo scalpore.<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

La ricerca autonoma e coerente di Marrocco
\n<\/strong>In seguito, Marrocco propone la sua opera \u201cSconcerto<\/strong>\u201d che \u00e8 uno spartito \u201ccancellato\u201d che attraverso l\u2019ingresso di diversi strumenti musicali porta a un risultato sonoro finale caotico che simboleggia non tanto la confusione quanto l\u2019energia creativa che si dispiega da quelle note. Non solo cancellature, quindi, che potrebbero far pensare ad analogie con l\u2019arte di Emilio Isgr\u00f2<\/strong>.<\/p>\n

Altra opera importante di Marrocco \u00e8 \u201cL\u2019ultimo sogno di Magellano<\/strong>\u201d dove fa la sua apparizione il colore, come scoperta di un nuovo orizzonte espressivo. Finisce, secondo Caroli, l\u2019epoca di severit\u00e0 concettuale a cui l\u2019artista ci ha abituato per intraprendere un percorso di maggiore generosit\u00e0 e giocosit\u00e0 visiva.<\/p>\n

Marrocco, sempre percorrendo strade autonome, si avvicina all\u2019arte neoinformale con la sua realizzazione \u201cOpera lunga<\/strong>\u201d che, forse, risente di alcuni richiami di un certo neoespressionismo alla Kiefer e alla Schnabel e ricorda la sofferenza dell\u2019artista alle prese con la lotta sulla materia.<\/p>\n

Un posto a s\u00e9 occupano le opere religiose di Marrocco come la monumentale \u201cCitt\u00e0 palafitta<\/strong>\u201d, che allude a un certo neocostruttivismo e a una ricerca verso archetipi primari che per certi versi possono appaiarlo ad alcuni artisti minimalisti americani. Archetipi che ritroviamo anche nelle sue armi primitive e negli scudi arcaici.<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

Dall\u2019arte povera al minimalismo fino all\u2019arte concettuale, per la quale non si pu\u00f2 non fare accenno a Mario Merz<\/strong>, anch\u2019egli ispirato dalle leggi matematiche e in particolare dalla successione numerica di Fibonacci, all\u2019arte processuale che ruota attorno al processo intellettuale e progettuale: tutti questi movimenti trovano in Marrocco delle elaborazioni personali e originali, condotte sempre con coerenza e libert\u00e0, puntando a un\u2019arte in grado di coinvolgere chi ne fruisce e che, tra gli estremi del caos e della regolarit\u00e0, possa produrre piacere, bellezza, stupore, magia.<\/p>\n

La conferma ci viene da Toti Carpentieri<\/strong>, che ha lavorato con lui (\u201cCalendario\u201d), e che lo definisce l\u2019ultimo sciamano, affascinato dal mito, dal mistero dell\u2019uomo, in una dimensione fuori dal tempo, combattuto tra un ritorno alla natura primordiale (pensiamo alle tele combuste, alle resine, ai legni avviluppati da stoffe colorate) e la deriva tecnica (emulsione fotografica su tela) e tecnologica (arte genetica) fino alle performance videofilmate, quasi a convalidare la premonizione di Fontana che \u201cl\u2019arte rimarr\u00e0 eterna come gesto ma morr\u00e0 come materia\u201d. Il tutto compiuto attraverso una ricerca continua tra dimensione simbolica che aspira all\u2019eterno e transitoriet\u00e0, precariet\u00e0.<\/p>\n

Grazie a questo libro, la figura di Armando Marrocco assume contorni sempre pi\u00f9 delineati<\/strong>, si carica di elementi che consentono di cogliere al meglio tutte le numerose sfumature della sua espressivit\u00e0 artistica<\/strong>, inserendo la sua lunga e proficua parabola creativa<\/strong> in un mondo, come quello dell\u2019arte contemporanea sempre pi\u00f9 complesso, in equilibrio precario di fronte a un pubblico abituato alla dissacrazione, all\u2019ironia, al non-sublime, all\u2019ordinario, e dove lo sforzo per farsi accettare, ascoltare, apprezzare \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile ma non per questo deve reprimere l\u2019esigenza imprescindibile di ricercare sempre e comunque soluzioni e idee nuove.<\/p>\n

Ugo Perugini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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