{"id":40716,"date":"2017-10-27T11:33:29","date_gmt":"2017-10-27T09:33:29","guid":{"rendered":"http:\/\/varesearte.it\/?p=40716"},"modified":"2017-11-29T11:36:07","modified_gmt":"2017-11-29T10:36:07","slug":"tra-svaghi-vizi-e-virtu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/tra-svaghi-vizi-e-virtu\/","title":{"rendered":"TRA SVAGHI, VIZI E VIRTU\u2019\u2026"},"content":{"rendered":"

Gli\u00a0affreschi cortesi<\/strong>\u00a0del\u00a0Castello di Masnago<\/strong>, oggi Museo di Arte Moderna e Contemporanea della citt\u00e0 di Varese.<\/p>\n

Tutto ebbe inizio nel lontano\u00a0Medioevo<\/strong>\u00a0quando una grande costruzione, inizialmente concepita come una fortificazione – come testimonia l’imponente torre quadrata di avvistamento, risalente al XII secolo – cresceva e si elevava sull’altura di Masnago. L’omonimo Castello allora costruito sub\u00ec, nel corso dei secoli, aggiunte e ampliamenti che ne modificarono gradualmente il suo aspetto originale rendendolo sempre pi\u00f9 simile a una grande villa.<\/p>\n

Di propriet\u00e0 della famiglia Castiglioni dal XIV secolo pass\u00f2 nei primi anni del Novecento alla famiglia Mantegazza e pi\u00f9 tardi ai Panza che lo cedettero al Comune di Varese che l\u00ec vi insedi\u00f2 la sua celeberrima Pinacoteca.Ma, \u00e8 il\u00a0vasto ciclo affrescato della sala di rappresentanza al pian terreno e di una stanza al primo piano del Castello\u00a0<\/strong>ad attirare, con curiosit\u00e0 e stupore, la nostra attenzione.
\nI dipinti,<\/strong>\u00a0noti a tutto il “mondo dell’arte”,\u00a0scoperti nel 1937<\/strong>\u00a0e fatti restaurare dall’allora proprietario Angelo Mantegazza,\u00a0risalgono al Gotico Cortese o Internazionale<\/strong>, l’appendice ultima del grande periodo del Gotico diffusosi in tutte le corti d’Europa, che va dalla fine del Trecento alla met\u00e0 del Quattrocento.<\/p>\n

Tipici passatempi di corte nella Sala degli Svaghi…<\/strong>\u00a0le cui pareti, affrescate senza soluzione di continuit\u00e0, con un effetto illusionistico che raggiunger\u00e0 il suo apice nella Sala dei Vizi e delle Virt\u00f9, raffigurano scene quali la\u00a0Caccia col falcone<\/strong>\u00a0con i suoi due personaggi a cavallo – la dama in abito rosso e l’uomo in una giubba orlata di ermellino sulla cui mano serra gli artigli un elegante falcone bianco – la\u00a0Gita in barca<\/strong>\u00a0della dama con le sue due ancelle, il\u00a0Gioco dei tarocchi<\/strong>\u00a0a bordo di una nave su cui sventola lo stemma Castiglioni, la\u00a0Colazione sull’erba<\/strong>\u00a0di un gruppo di gentiluomini e<\/p>\n

l’immagine di una\u00a0dama intenta a suonare l’organetto<\/strong>, elegantemente adagiata sotto una decoratissima tenda sulla cui cima sventola, di nuovo, lo stemma della famiglia Castiglioni. C’\u00e8 chi ha voluto riconoscere nella dama con l’organetto\u00a0Maria Lampugnani<\/strong>, la sposa di Giovanni Castiglioni, nel cui Castello di famiglia a Legnano si trovano affreschi di carattere cortese databili intorno alla met\u00e0 del XV secolo… \u00e8 forse una coincidenza? Io non credo: nel\u00a0Quattrocento<\/strong>, infatti, Varese visse un’intensa\u00a0stagione decorativa<\/strong>\u00a0ove le famiglie pi\u00f9 importanti sentirono la necessit\u00e0 di dotare le pareti delle loro dimore di cicli affrescati, con esiti assolutamente interessanti.I dipinti<\/strong>, in linea con altri esempi coevi di pittura lombarda di gusto cortese – poco distante il ciclo della Sala nuziale di Casa Orrigoni ad Azzate – si distinguono per l’attenta resa del dettaglio<\/strong>\u00a0e per la\u00a0caratterizzazione fisionomica di alcuni volti<\/strong>, testimoniando e confermando cos\u00ec la fortuna delle tematiche aristocratiche e profane nella Lombardia della met\u00e0 del Quattrocento.
\nNella Sala dei Vizi e delle Virt\u00f9<\/strong>\u00a0al piano superiore\u00a0la soglia tra architettura reale e dipinta \u00e8 pressoch\u00e9 inesistente<\/strong>: l’espediente delle\u00a0porte dipinte<\/strong>\u00a0evita, infatti, l’interruzione della decorazione da parte delle reali aperture.
\nLe pareti della stanza sono organizzate ritmicamente in gruppi di tre figure femminili – una Virt\u00f9 e i due Vizi corrispondenti – incasellate entro partiture architettoniche di colonnine dipinte che, poste sotto le travature del soffitto, intendono porsi in rapporto con l’architettura reale della sala.
\nMa, quali sono le personificazioni di Vizi e Virt\u00f9 qui rappresentate?\u00a0<\/p>\n

Incontriamo, ad esempio, la\u00a0Castit\u00e0 tra Lussuria<\/strong>, in abito eccessivamente scollato,\u00a0e Vanit\u00e0<\/strong>, intenta a guardarsi allo specchio ; la\u00a0Liberalit\u00e0 tra Avarizia e Prodigalit\u00e0<\/strong>; la\u00a0Sollecitudine tra Pigrizia<\/strong>, con una scarpa e una calza nelle mani,\u00a0e Accidia<\/strong>, con le vesti stracciate e i capelli in disordine; la\u00a0Carit\u00e0 tra Invidia e Ipocrisia<\/strong>;<\/p>\n

l’Umilt\u00e0<\/strong>, con l’agnello ai suoi piedi,\u00a0tra Superbia e Arroganza<\/strong>…<\/div>\n

Nonostante questi dipinti siano stati ritenuti pi\u00f9 deboli da un punto di vista stilistico e attribuiti ad aiuti della bottega del Maestro della Sala degli svaghi, hanno da sempre attirato l’attenzione degli studiosi soprattutto dal punto di vista iconografico. Le diverse teorie che sono state formulate nel corso degli anni presentano tutte un\u00a0conduttore fil rouge<\/strong>: gli interessi culturali della famiglia committente, la famiglia Castiglioni.<\/div>\n
<\/div>\n
Giulia Lotti<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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