{"id":40006,"date":"2017-11-17T10:20:16","date_gmt":"2017-11-17T09:20:16","guid":{"rendered":"http:\/\/varesearte.it\/?p=40006"},"modified":"2017-12-18T09:14:22","modified_gmt":"2017-12-18T08:14:22","slug":"adulis-la-citta-perduta-in-mostra-a-varese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/adulis-la-citta-perduta-in-mostra-a-varese\/","title":{"rendered":"\u201cADULIS: LA CITTA\u2019 PERDUTA\u201d IN MOSTRA A VARESE"},"content":{"rendered":"

Apre il\u00a018 novembre al Museo Castiglioni<\/strong>\u00a0la mostra dedicata alla scoperta fatta in Africa, sulle rive del Mar Rosso. Al lavoro sul sito storici ed esperti del Pontificio Istituto di Archeologia per vagliare nuove informazioni sulla storia della cristianit\u00e0.<\/p>\n

Sono iniziati nel 2011 gli scavi compiuti in Eritrea dai fratelli Castiglioni, che hanno vissuto insieme una lunga e affascinante avventura, coniugando il loro entusiasmo con lo spirito di ricerca nella storia e nel passato. Negli ultimi mesi Angelo ha continuato con passione le indagini sul sito di Adulis, proseguendo il percorso di ricerca avviato con il fratello Alfredo, scomparso nel 2016.\u00a0La sorprendente scoperta data ottobre 2017: la missione archeologica ha portato alla luce due chiese paleocristiane della seconda met\u00e0 del quarto secolo, edificate pochi decenni dopo l’editto di Costantino, del 313, che liberalizz\u00f2 il culto della cristianit\u00e0.\u00a0<\/strong>“A questo proposito \u00e8 interessante ricordare quello che dicono i libri di storia – spiega Marco Castiglioni, figlio di Angelo, giornalista e oggi impegnato nella realizzazione di entusiasmanti mostre negli spazi del museo -. Secondo gli storici le uniche architetture cristiane anteriori al quarto secolo, a parte i rari scavi nelle fondamenta di antiche chiese, sono le architetture ipogee dette in seguito \u2018catacombe’.\u00a0Se la catacomba \u00e8 tipica del culto cristiano perseguitato, nel Corno d’Africa non c’era la persecuzione e la religione cristiana ha potuto radicarsi ed esprimersi, fin dall’inizio, con delle grandi strutture di culto”.\u00a0<\/strong>Tutto ci\u00f2 spiega l’importanza della mostra\u00a0“Adulis: la citt\u00e0 perduta”<\/strong>, che –\u00a0dal 18 novembre al 15 aprile 2018<\/strong>\u00a0– porta a Varese, negli spazi del Museo Castiglioni, le testimonianze inedite che stanno riemergendo sulla storia della citt\u00e0 portuale e sulla sua importanza di snodo culturale e commerciale. “Questa scoperta in parte riscrive la storia della cristianit\u00e0 in Africa – afferma Castiglioni -, prima non si era mai pensato che la religione cristiana si fosse radicata in questo territorio in maniera cos\u00ec importante e cos\u00ec indietro nel tempo.\u00a0
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Una scoperta incredibile, che spiega perch\u00e9 il Corno d’Africa sia un’isola di cristianit\u00e0 in un continente che \u00e8 per la maggior parte islamizzato.<\/strong>\u00a0Gli scavi stanno offrendo risposte davvero importanti. Negli spazi della mostra abbiamo voluto trasmettere l’interesse archeologico, ma anche lo stupore per le dimensioni di queste basiliche con un gioco di superfici e riflessi. Raccontiamo poi, con reperti e ricostruzioni, la storia di Adulis: un porto sul Mar Rosso che ha avuto a lungo un ruolo importante nella storia dell’umanit\u00e0. Da l\u00ec passavano tutte le merci e le comunicazioni verso il Mediterraneo. Il Mar Rosso \u00e8 stato una delle grandi vie di comunicazione dell’antichit\u00e0, insieme alla Via della Seta, alla Via del Sale e alla Via delle Spezie. Era uno dei corridoi commerciali che permettevano di congiungere luoghi lontani del mondo. Tra gli oggetti emersi negli scavi ci sono anche delle statuette indiane: un chiaro collegamento con un paese lontanissimo a quell’epoca!”.<\/p>\n

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Ma quando si \u00e8 iniziato a parlare di Adulis?\u00a0<\/strong>“Fu scoperta dagli inglesi a fine Ottocento, poi fu la volta degli studiosi francesi, ma i lavori pi\u00f9 significativi sono stati fatti dall’archeologo italiano Paribeni<\/strong>, durante il periodo fascista. Ad Adulis, tra gli altri atenei, sta lavorando l’Orientale di Napoli: un’universit\u00e0 nata durante il periodo fascista proprio per studiare le vestigia rinvenute nelle nostre colonie”. Sono impegnati sul sito eritreo anche l’Universit\u00e0 Cattolica – responsabile scientifica delle missioni \u00e8 la\u00a0Prof.ssa Serena Massa<\/strong>\u00a0– e il Politecnico di Milano, attivo nelle operazioni di ricostruzione e restauro.<\/div>\n
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Ma perch\u00e9 compiere operazioni archeologiche proprio in Eritrea?<\/strong>\u00a0Spiega\u00a0Marco Castiglioni<\/strong>: “Mio padre e mio zio sono andati a scavare in quei luoghi dopo essere stati chiamati dal presidente Isaias Afewerki. Il paese africano \u00e8 stato una nostra colonia, quindi c’\u00e8 ancora un buon rapporto con l’Italia. Molti eritrei parlano l’italiano! Grazie a questo legame e al fatto che mio padre e mio zio da sempre avessero fatto ricerche archeologiche difficili, estreme, il presidente – che aveva sentito parlare di loro – li ha chiamati e gli ha detto che voleva aprire il suo paese al mondo e al turismo. Voleva portare alla luce dei siti antichi.\u2018Scegliete l’area che preferite’\u00a0<\/strong>– gli ha detto. Allora loro hanno fatto una ricerca storica e hanno capito che proprio in quel punto, sulle rive del Mar Rosso, doveva esserci qualcosa di interessante, poi coperto nei secoli da periodiche colate di fango e detriti e trasformato in un tavoliere arido, percorso da pastori e armenti. Dopo aver avuto la concessione per gli scavi mio padre e mio zio hanno pensato a tutta l’organizzazione, agli sponsor e alle universit\u00e0 da coinvolgere. A quel punto sono iniziate le operazioni su un territorio gigantesco: 40 ettar di estensione. Adesso bisognerebbe lavorare in fretta per ottenere nuove informazioni, ma \u00e8 difficile, perch\u00e9 ad Adulis il clima \u00e8 tremendo: siamo sul Mar Rosso, 40\u00b0 di giorno, umidi. Si pu\u00f2 scavare solo d’inverno! Di Adulis si sa ancora poco, – continua Castiglioni – era nota nell’antichit\u00e0 per il commercio di: avorio, corna di rinoceronte, gusci di tartaruga, incenso, mirra, zibetto, cannella, elefanti e schiavi. Tutti prodotti ambiti nei paesi evoluti del tempo. Era il porto pi\u00f9 importante del\u00a0Regno di Axum<\/strong>\u00a0che, con quello di Meru e l’Egitto faraonico, \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 importanti regni d’Africa. Gli unici tre che hanno coniato moneta e hanno avuto una lingua propria. La civilt\u00e0 di Axum \u00e8 poco conosciuta: nel periodo coloniale abbiamo portato in Italia degli obelischi, il pi\u00f9 bello dei quali, che era a Roma, \u00e8 stato restituito all’Etiopia qualche anno fa tra le polemiche. Tornando ad Adulis, non si sa ancora quando sia nata: bisogner\u00e0 scavare in profondit\u00e0 per andare a ritroso nel tempo e capirne l’origine. L’ipotesi \u00e8 che sia faraonica, ma \u00e8 un’idea ancora da dimostrare”. Tornando al presente dell’Eritrea bisogna ricordare il fascino di questo paese: “la capitale Asmara , ad esempio, \u00e8 diventata patrimonio Unesco in virt\u00f9 della sua architettura fascista – spiega Castiglioni -. Quando si cammina sulle sue strade sembra di essere nell’Italia degli anni ’30: ci sono ancora il Cinema Impero, c’\u00e8 il Bar La bella Rosina, la fabbrica della Fiat. E’ tutto tenuto molto bene. La citt\u00e0 \u00e8 tranquilla, sicura e pulita e anche il clima \u00e8 meraviglioso: sorge a 2400 metri di altitudine ed \u00e8 un’eterna primavera. Poi c’\u00e8 tutta l’Architettura Razionalista che \u00e8 rimasta ferma nel tempo: gli architetti prima sperimentavano nelle colonie poi, se la cosa funzionava, la portavano in Italia”. Per chiudere ancora un’interessante nota biografica sui fratelli Castiglioni: “Il 2017 \u00e8 il 60\u00ba anno di viaggio per mio padre e mio zio Angelo. Anche se \u00e8 scomparso l’anno scorso, per me \u00e8 come se fosse ancora impegnato negli scavi con mio padre. Erano una cosa unica. La loro incredibile storia di vita, di viaggio e di ricerca \u00e8 iniziata nel 1957, quando, ventenni, presero la loro Vespa e dissero al padre che andavano in vacanza in Costa Azzurra. Poi hanno fatto una piccola deviazione: hanno attraversato la Francia, la Spagna e lo Stretto di Gibilterra e sono sbarcati in Marocco. Quindi si sono diretti in Algeria – dove c’era la guerra civile – poi in Mauritania e in Senegal. Mio nonno aveva comprato un atlante per seguire il percorso dei figli in Africa! Loro non si sono pi\u00f9 fermati: sono diventati etnologi e antropologi sul campo e poi archeologi, riconosciuti nel mondo accademico internazionale, grazie alle scoperte fatte, prima di tutte la mitica citt\u00e0 Berenice Pancrisia, origine dell’oro dei faraoni”. Una storia tutta da ripercorrere. Un particolare plauso va a Marco Castiglioni che, dopo aver allestito le mostre affascinanti e scientificamente esatte dedicate alla camera funeraria di Pashed – l’artista del faraone – alla tomba di Tutankhamon e agli stumenti musicali tribali (“Il canto della Terra”, in corso fino al 7 gennaio 2018) ora porta a Varese un importante pezzo della nostra storia, ospitandolo in un museo unico per la ricchezza di reperti.<\/div>\n
http:\/\/museocastiglioni.it\/<\/a><\/div>\n
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Chiara Ambrosioni<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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