{"id":30138,"date":"2013-10-10T07:50:22","date_gmt":"2013-10-10T07:50:22","guid":{"rendered":""},"modified":"2013-10-11T08:05:22","modified_gmt":"2013-10-11T08:05:22","slug":"luchesi-parte-seconda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/luchesi-parte-seconda\/","title":{"rendered":"Luchesi, parte seconda"},"content":{"rendered":"
\"copertinaCopertina del secondo cd CONCERTO dediato
a Luchesi<\/span><\/div>\n

Come affermavamo nella prima parte dell'articolo (pubblicata la scorsa settimana), il destino degli artisti può essere veramente strano: celebri, o comunque noti in vita, dimenticati quindi dopo la morte, oppure è possibile che si trovino nell'esatto contrario.
Andrea Luchesi<\/strong> fu un compositore certo molto noto all'epoca, soprattutto in ambito tedesco, giacchè la carriera si svolse per lo più in Germania, a Bonn<\/strong>, l'area che vide l'espressione artistica dei progenitori di Beethoven<\/strong>, il quale, invece, diede i propri massimi frutti lontano dalla patria natale, in quella Vienna <\/strong>che resta, a tutti gli effetti, uno dei due poli attorno ai quali l'intera cultura europea si muoveva. L'altro, solo per ricordare, è Parigi.<\/p>\n

<\/strong>Bonn<\/strong>, invece, agli occhi del grande atlante musicale europeo, potrebbe apparire come città decentrata, rispetto alle due capitali: ed, in effetti, nell'ambito della prima metà del XVIII secolo<\/strong>, era una cittadina decorosa nello sviluppo delle arti e della musica, ma non brillava di particolare luce propria, sebbene ci fosse una Cappella musicale<\/strong> già bene predisposta.
Proprio la Cappella del principe elettore di Colonia Max Friedrich<\/strong> a Bonn è il centro che assiste alla maturità artistica di Andrea Luchesi<\/strong>, il quale rappresenta un elemento significativo nella vita musicale del luogo.<\/p>\n

A Bonn<\/strong>, Andrea Luca Luchesi<\/strong>, nato il 23 maggio 1741<\/strong> a Motta di Livenza<\/strong>, nel Trevigiano, da una famiglia di origine toscana della zona di Lucca<\/strong>, da cui deriverebbe il cognome che si trova scritto, nei documenti dell'epoca, anche con il raddoppiamento della "c" gutturale, era giunto nel 1771<\/strong>, con una compagnia teatrale<\/strong> che diresse fino allo scioglimento della stessa (1774)<\/strong>, dopo essersi perfezionato a Venezia<\/strong> con Cocchi, Paolucci, Saratelli e Domenico Gallo<\/strong> (del quale, a lungo, alcune pregevoli sonate furono attribuite a Pergolesi<\/strong>).
Divenuto familiare con Traetta, Bertoni, Sacchini e Galuppi,<\/strong> grazie a quest'ultimo, Luchesi<\/strong> poté prendere i contatti con la corte di Bonn.<\/p>\n

Il "celebre maestro Luchesi della Motta"<\/strong><\/em> (così, in alcuni documenti dell'epoca), fu nominato ufficialmente nel 1774 Kapelmeister, "maestro di cappella"<\/strong>, quale successore del nonno di Beethoven<\/strong>: nello stesso anno, fondò una scuola musicale<\/strong> che divenne tra le più apprezzate all'epoca, nella quale, successivamente, si formarono Ludwig van Beethoven<\/strong>, (a Vienna, per seguire le lezioni di Haydn, sarà solo nel 1792<\/strong>), Andreas e Bernhard Romberg<\/strong> ed Antonin Reicha<\/strong>.
Luchesi giungeva in Germania con una buona notorietà, ottenuta grazie ai successi veneziani, soprattutto nel campo operistico<\/strong>, che avevano accresciuto la popolarità dell'autore al punto che, a Vienna,<\/strong> al Teatro di Corte, nel 1765<\/strong>, debuttò con <\/strong>L'isola della fortuna<\/strong><\/em>, su libretto di Giovanni Bertati<\/strong>, pregevolissimo poeta di corte, autore, tra gli altri, del celeberrimo libretto de Il matrimonio segreto<\/strong><\/em>, capolavoro di Cimarosa<\/strong>. <\/p>\n

\"robertoRoberto Plano<\/span><\/div>\n

Sarebbe riduttivo, però, identificare la carriera italiana di Luchesi quale pura espressione operistica: ebbe modo di comporre, infatti, anche numerose pagine strumentali – soprattutto dedicate alla tastiera – quali alcune <\/strong>sonate nello stile italiano<\/strong><\/em> (ad un movimento, così come le coeve di Cimarosa) e <\/strong>concerti<\/strong><\/em> tra cui quello per <\/strong>cembalo \/ organo, ed archi in fa maggiore<\/strong><\/em>, che riveste per noi massima importanza, giacché nel 1771, incontrando a Venezia i Mozart, il compositore donò al giovane Wolfgang una copia del concerto stesso<\/strong>.
Luchesi lo pubblicò a Bonn soltanto nel 1773, l'anno delle 3 sinfonie op.2<\/em> che, però, non sono, ad oggi, ancora reperibili (si tratta del concerto inciso da Roberto Plano, con la cadenza "recuperata"<\/strong><\/em>).<\/p>\n

Del concerto rimangono un manoscritto incompleto ad Ellwangen – Jagst<\/strong>, dove Mozart lo eseguì il 28 ottobre 1777<\/strong>, ed a Trento<\/strong>, in versione per organo e orchestra.
Secondo Giorgio Taboga<\/strong>, che ha dedicato appassionati studi a Luchesi, la composizione potrebbe essere nata in occasione dell'inaugurazione dell'organo grande della Basilica di Sant'Antonio a Padova, per il Natale del 1768<\/strong>.
La pagina è interessante per il fatto che si tratta di un concerto per tastiera piuttosto elaborato rispetto ad altri coevi, nel quale spicca il meraviglioso andante<\/em>, movimento di notevole purezza espressiva.<\/p>\n

Mozart tenne in repertorio per alcuni anni il concerto e lo utilizzò non solo in ambito pubblico. Le Contesse Lodron<\/strong>, a Salisburgo<\/strong>, ancora nel 1778,<\/strong> giacchè in alcune lettere indirizzate alla sorella,<\/strong> il Salisburghese indica a Nannerl <\/strong>questa pagina luchesiana come particolarmente adatta per lo studio degli allievi.
Appartenente con molta probabilità, al periodo di Bonn, invece, è l'altro concerto per fortepiano, che, allo stato attuale, possiamo indicare come Secondo concerto in fa maggiore<\/strong><\/em>, databile attorno al 1773<\/strong> per alcuni tratti caratteristici che permettono di accostarlo allo stile "consueto" dei concerti coevi, come i due di Salieri (entrambi del 1773), od al linguaggio del "prossimo" Mozart – ad esempio pensando al Concerto KV 271 (1777)<\/strong>.
Si colloca, così, entro l'area linguistica chiaramente definibile degli anni Settanta – Ottanta del XVIII secolo<\/strong>, la quale era alla ricerca di una scrittura maggiormente densa ed elaborata, di un'incisiva eccitazione ritmica, della tensione armonica, sposate al gusto per il particolare, nell'ambito di un discorso equilibratamente sviluppato.<\/p>\n

Sono gli anni in cui Luchesi, sposatosi nel 1775 con Giuseppe Anthonetta d'Anthoin, figlia di un influente consigliere del principe<\/strong>, è personaggio di spicco nel mondo musicale d'area austro tedesca, tanto che, per ottemperare agli impegni, gli viene affiancato Christian Gottlob Neefe<\/strong>, per sostituirlo nelle assenze, come avvenne durante il viaggio che il Nostro effettuò a Venezia, tra la primavera del 1783 e quella del 1784<\/strong>, dove Luchesi produsse il suo capolavoro teatrale, <\/strong>l'opera seria Ademira <\/strong><\/em>che, vicina alle riforme di Gluck e di Traetta<\/strong>, si pone quale diretta anticipazione di un altro incisivo lavoro che debutterà, dodici anni dopo, nella città lagunare, Gli Orazi ed i Curiazi<\/strong><\/em> <\/strong>di Cimarosa<\/strong>, opera la cui parte dell'eroina fu vestita da una cantante tra le più celebri ed apprezzate dell'epoca la varesina Giuseppina <\/strong><\/p>\n

\"presuntoPresunto ritratto di
Andrea Luchesi<\/span><\/div>\n

Grassini<\/strong>.
Il rientro precipitoso a Bonn per la morte del principe Maximilian Friedrich segna una battuta d'arresto nell'attività del compositore<\/strong>, che manterrà il proprio ruolo, all'interno di una cappella musicale ridotta, per motivi economici, dal principe<\/strong> successore Maximilian Franz <\/strong>che, nel 1794 fuggirà dalla città occupata dai Francesi<\/strong>, abbandonando i propri dipendenti. Così Luchesi dovette vivere di un "certificato di indigenza" fino al 1797<\/strong>, quando la nuova amministrazione gli riconobbe il diritto alla pensione.<\/p>\n

<\/strong>Il 21 marzo 1801<\/strong>, due mesi prima del sessantesimo compleanno, Luchesì morì<\/strong>.
Parte della sua produzione è sparsa in diversi archivi (<\/strong>Stoccolma, Dresda, Praga, Genova, Mantova e Venezia<\/strong><\/em>), e nelle biblioteche del <\/strong>Conservatorio di Musica di Parigi<\/strong><\/em>, del <\/strong>Conservatorio di Napoli<\/strong><\/em>, nel fondo musicale della <\/strong>Library of Congress di Washington<\/strong><\/em>,<\/strong> poiché, nel 1826, probabilmente venduto dalla vedova, fu disperso quello personale di Luchesi.
<\/strong>Per quanto riguarda la produzione strumentale, sono identificate una decina di <\/strong>sinfonie <\/strong><\/em>come sicure<\/strong> (si tratta, per lo più, di composizioni in tre movimenti appartenenti al periodo veneziano), ma ne esistono alcune altre (anche in 4 movimenti) attribuibili, oltre alle Sonate per clavicembalo con l'accompagnamento di violino op.1<\/strong><\/em> <\/em>ed a numerose sonate per organo\/cembalo<\/strong>, cui si aggiunge la Sonata facile<\/strong><\/em> del 1796.<\/p>\n

<\/strong>Di sicuro interesse per lo studio comparato e per le attribuzioni (da porre ad un attento vaglio, evitando troppa disinvoltura) è il fondo che si trova presso la <\/strong>Biblioteca Estense<\/strong><\/em> di Modena<\/strong>, dove parte della musica giace anonima, poiché a Bonn, come in altre cappelle religiose, il Kapellmeister metteva in archivio i suoi lavori anonimi e gratuiti: si intestavano solo a fine rapporto<\/strong>.
Il violinista trevigiano Agostino Granzotto<\/strong> iniziò un'importante opera di riscrittura<\/strong> ed attribuzione dei lavori di Luchesi, oggi conservati a Motta di Livenza<\/strong> presso la Fondazione Giacomini<\/strong><\/em>, ma la sua dipartita ha lasciato incompiuto il lavoro.
Senza eccessi, e con una valutazione oggettiva, dettata dalla volontà di arricchire e completare il vasto panorama musicale del XVIII secolo<\/strong>, il periodo più fecondo nella Storia della musica, è giunto il tempo di tentare una classificazione corretta delle composizioni di Luchesi, tra quelle certe e quelle attribuibili, la quale attesti, così, il fervore dello scambio culturale nell'Europa dell'Illuminismo e della Massoneria<\/strong> che indicarono nell'arte la libera espressione della fratellanza tra i popoli<\/em> che, guarda caso, sarà suggellata proprio dal pensiero musicale di Beethoven<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Copertina del secondo cd CONCERTO dediatoa Luchesi Come affermavamo nella prima parte dell'articolo (pubblicata la scorsa settimana), il destino degli artisti può essere veramente strano: celebri, o comunque noti in vita, dimenticati quindi dopo la morte, oppure è possibile che si trovino nell'esatto contrario.Andrea Luchesi fu un compositore certo molto noto all'epoca, soprattutto in ambito […]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":30139,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[],"yoast_head":"\nLuchesi, parte seconda - ArteVarese.com<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.artevarese.com\/luchesi-parte-seconda\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Luchesi, parte seconda - 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