{"id":27169,"date":"2012-06-22T05:24:46","date_gmt":"2012-06-22T05:24:46","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-06-22T07:34:56","modified_gmt":"2012-06-22T07:34:56","slug":"la-fine-di-fabio-mauri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/la-fine-di-fabio-mauri\/","title":{"rendered":"\u201cLa Fine\u201d di Fabio Mauri"},"content":{"rendered":"
\"FabioFabio Mauri in mostra a Milano<\/span><\/div>\n

È stata appena inaugurata al Palazzo Reale di Milano<\/strong>, il 18 giugno scorso, una nuova mostra di Fabio Mauri<\/strong> che raccoglie alcune delle più significative opere prodotte dal celebre artista.
Un'esposizione particolarmente interessante, che permette di rileggere in prospettiva il cammino artistico ed ideologico di Mauri.<\/p>\n

"Lo sguardo che richiedono le opere di Fabio Mauri" scrive la curatrice, Francesca Alfano Miglietti<\/strong>: "è uno sguardo en voyeur (inevitabile controfaccia della pietas). Ci chiedono di osservare dunque. Di identificarci e, nel contempo, di mantenere la distanza. E' forte il disagio di un'assenza fuori dal luogo. C'è una stretta somiglianza, nella lingua tedesca, tra i verbi vorfuhren ("mostrare", "proiettare") e ver-fuhren ("sedurre"): ed hanno in comune fuhren, che vuol dire "guidare". L'opera si eclissa progressivamente. Il "vedere" e il "far vedere", sono elementi costanti nella poetica di Fabio Mauri, così come il bisogno di realizzare un'opera fruibile in tutte le sue parti, la possibilità, cioè, di mettere lo spettatore in grado di svolgere le attività di riflessione o di ricordo o, comunque, di partecipazione emotiva".<\/p>\n

L'esposizione è stata prodotta dal Comune di Milano – Cultura Moda Design<\/strong>, e raccoglie per la prima volta le principali opere create da Mauri, comprendendo quindi anche installazioni, oggetti e performance, raggruppati su vari livelli distinti, che però nel loro insieme offrono una visione organica e coesa. Al primo livello si è scelto di concentrare una raccolta inedita di disegni, che creassero un'atmosfera raccolta, capace di introdurre alla mostra con maggiore intimità.Il secondo percorso, invece, comprende le principali installazioni di Mauri; mentre nel terzo ed ultimo livello che è stata concentrata una vasta selezione di ‘Schermi', le prime opere monocrome dell'artista, realizzate sul finire degli anni Cinquanta, e che contengono già in nuce dei riferimenti al cinema e all'attuale civiltà dell'immagine. <\/p>\n

\"FabioFabio Mauri in mostra a Milano<\/span><\/div>\n

"Ampliamo con questa mostra dedicata a Fabio Mauri il ciclo di approfondimento dedicato all'arte e alla cultura degli anni '70 – ha detto l'assessore alla Cultura Stefano Boeri<\/strong> -. Un ciclo che è iniziato con la mostra di Dario Fo, appena conclusa, e con quella dedicata all'arte milanese degli anni '70, appena inaugurata al piano nobile di Palazzo Reale; e che si chiuderà con l'esposizione, in Sala delle Cariatidi, dei ‘Funerali dell'anarchico Pinelli' di Enrico Baj, opera simbolo di quegli anni difficili e complessi. Una serie di progetti scientifici e di concept espositivi molto diversi, ma tutti complementari tra loro, che per la prima volta a Milano affrontano i temi, le contraddizioni, le passioni, le provocazioni, le tensioni e le germinazioni artistiche e culturali di quel periodo storico irripetibile, che ha impresso un segno indelebile nell'arte e nella società del nostro Paese".<\/p>\n

È la prima grande retrospettiva istituzionale milanese che focalizza la sua attenzione in modo particolare sui "classici" del lessico artistico di Mauri, opere in cui si sottolinea la sua tendenza a considerare l'esposizione come momento di coinvolgimento dello spettatore, per mezzo di oggetti e di immagini prese a prestito al singolo o alla collettività dalla propria storia, e in seguito rielaborati con intenzione di dargli valenza artistico. Anche in questa mostra, infatti, rientra il tema centrale <\/p>\n

\"FabioFabio Mauri in mostra a Milano<\/span><\/div>\n

della ricerca poetica dell'artista: e si tratta di una riflessione sull'arte declinata con i toni della tensione ideologica, che sono a lui più congeniali.<\/p>\n

"Fabio Mauri è stato uno dei grandi protagonisti della cultura dell'arte italiana. Ampliamo con questa mostra il ciclo di approfondimento dedicato all'arte e alla cultura degli anni '70" ha detto l'assessore alla Cultura Stefano Boeri "Un ciclo che è iniziato con la mostra di Dario Fo, appena conclusa, e con quella dedicata all'arte milanese degli anni '70, appena inaugurata al piano nobile di Palazzo Reale; e che si chiuderà con l'esposizione, in Sala delle Cariatidi, dei ‘Funerali dell'anarchico Pinelli' di Enrico Baj, opera simbolo di quegli anni difficili e complessi. Una serie di progetti scientifici e di concept espositivi molto diversi, ma tutti complementari tra loro, che per la prima volta a Milano affrontano i temi, le contraddizioni, le passioni, le provocazioni, le tensioni e le germinazioni artistiche e culturali di quel periodo storico irripetibile, che ha impresso un segno indelebile nell'arte e nella società del nostro Paese".<\/p>\n

Alcune delle opere in mostra sono, ad esempio, "Ebrea" (1971): un'installazione abitata da oggetti-sculture che simulano una provenienza umana – pelle, denti, ossa, capelli di ebrei morti nei campi di sterminio nazisti – dovrebbe emozionare lo spettatore accompagnandolo verso una diretta esperienza del male; e ancora "Che cosa è il fascismo" (1971), ricostruzione simulata di una cerimonia di "ludi juveniles" d'epoca fascista, costruita tra l'apparente normalità degli eventi e la presenza di segnali negativi.
All'interno del percorso la monumentale installazione "Il Muro Occidentale o del Pianto" (1993), una parete costruita con vecchie valigie di cuoio, di varie forme e dimensioni, alta 4 metri e originariamente parte dell'allestimento di "Ebrea" in occasione della 45° Biennale di Venezia. Il muro è un esplicito riferimento al Muro del Pianto di Gerusalemme, simbolo della divisione del mondo, dell'esilio, della fuga forzata.<\/p>\n

I materiali e le risorse formali di Fabio Mauri sono sobri, diretti e generano facilmente evocazioni del sacro, esprimendo nel contempo la denuncia di ciò che è accaduto, e una riflessione postuma su cosa sia successo veramente.
La mostra si intitola "THE END", ma sembra proprio che questo finale sia invece soltanto la svolta per un nuovo inizio, in qui la memoria assume il suo ruolo più pieno in quanto, ricordandosi del passato, agisce su presente e si proietta nel futuro.<\/p>\n

FABIO MAURI. THE END
Personale di Fabio Mauri
<\/strong>Dal 18 giugno al 23 settembre 2012
Palazzo Reale, Piazza Duomo, 12, Milano
Orari: lunedì, dalle 14.30 alle 19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30
giovedì e sabato, dalle 9.30 alle 22.30
Ingresso gratuito
Info: www.comune.milano.it\/palazzoreale<\/u>
Tel. +39 02 88465230\/ 02 88465931<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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