{"id":26439,"date":"2012-03-15T09:43:41","date_gmt":"2012-03-15T09:43:41","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-03-16T10:25:24","modified_gmt":"2012-03-16T10:25:24","slug":"l-architettura-e-il-primo-uomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/l-architettura-e-il-primo-uomo\/","title":{"rendered":"L’architettura e il primo uomo"},"content":{"rendered":"
\"LaLa Cappella di Abramo, Ghiffa<\/span><\/div>\n

La cappella di Abramo, eretta più in basso a un centinaio di metri di distanza dal santuario, è la più recente<\/strong> ed è citata per la prima volta come "Capella in modum crucis" negli Atti di Visita del 1703<\/strong>. A pianta cruciforme<\/strong> con tre absidi poligonali e un portico in facciata, risulta singolare ed inedita per le sue interessanti soluzioni architettoniche, anche se nella sua concezione rimanda alle cappelle VIII e XIII di Orta, la cui edificazione precede la nostra di un secolo. La lanterna ottagonale, traforata con colonnine e pinnacoli, segue la moda del Sacro Monte di Varese.<\/p>\n

All'interno, si trova la rappresentazione suggestiva mediante statuaria di autore ignoto che configura il Patriarca Abramo in adorazione di tre angeli<\/strong>, secondo il racconto di Genesi interpretato da Sant'Agostino come allusione al mistero della Trinità (Tres vidit, unum adoravit<\/em>). Anche in questo caso la tecnica esecutiva è quella dello stucco utilizzando come struttura interna del ferro sopra al quale sono state modellate le figure; il materiale usato era costituito da un primo impasto di malta poi rifinito a stucco (calce e polvere di marmo bianca). Il complesso decorativo di questa cappella, gradevole per singolarità e fantasia, non va però al di là della matrice popolare<\/strong> tipicamente naif. <\/em><\/p>\n

\"CappellaCappella di Abramo, gruppo plastico<\/span><\/div>\n


Porticato della Via Crucis – <\/strong>Il porticato della Via Crucis conclude la scenografia degli edifici. Nella Memoria<\/em> scritta da De Cartis nel 1841 si legge: "Il Porticato della Via Crucis coll'Oratorio della B.V. Addolorata ebbe principio coll'anno 1752 come si vede dal libro ed ebbe fine coll'anno 1761 che furono benedette le cappelle della Via Crucis ed Oratorio della B.V. Addolorata nel quale si celebrava la Santa Messa".
È formato da quattordici campate voltate a crociera e colonne di granito, corrispondenti alle stazioni della Passione di Cristo realizzate per mezzo di edicole affrescate. Le stazioni furono affrescate nel 1824 dal maestro Pinoli di Intra<\/strong>. Intorno al 1930 furono invece aggiunte delle pregevoli formelle policrome in gesso, donate dalle famiglie di Ghiffa, raffiguranti i vari episodi della Via Crucis, in sostituzione degli affreschi ormai del tutto ammalorati.<\/p>\n

\"CappellaCappella di Abramo, sezione<\/span><\/div>\n

Il porticato fu poi chiuso sul lato nord con la costruzione di una cappella affrescata, con funzione di Oratorio dedicato alla Madonna Addolorata.
Le strutture architettoniche non subirono in seguito rilevanti cambiamenti. Nel corso del XVIII secolo, su di un fianco della chiesa fu ricavata la "Casa del Romito", modesta abitazione per il padre dei Trinitari che custodiva il Sacro Monte. L'edificio fu poi riportato a funzioni religiose nel 1930 con la sua trasformazione in cappella. Questa cappella, parte integrante del Santuario, è chiamata del Getsemani <\/em>in quanto racchiude la statua del Cristo inginocchiato che prega nell'Orto degli ulivi<\/em> e contempla un Angelo. Nel 1993 lo scultore tedesco Hermann Pohlmann realizzò un gruppo di statue, copia dell'Angelo della Trinità di Ghiffa<\/em>, esposte in Adalbertplatz a Wilhelmshaven. Dal calco, in gomma e silicone, fu realizzata mediante fusione in ghisa, una serie di copie perfettamente identiche. Secondo lo scultore il significato intrinseco dell'Angelo è nell'espressione delle mani, poiché una riceve<\/em> e l'altra dona<\/em>. L'originalità della posizione delle mani dell'Angelo deriva dal fatto che questa statua doveva essere inizialmente quella esistente nella cappella di San Giovanni, spostata nel 1930 nella cappella del Getsemani in allestimento; fra le statue descritte dall'Arciprete Ceretti nel 1857 viene menzionato un Angelo che trattiene le vesti di Cristo mentre viene battezzato. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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