{"id":15426,"date":"2008-07-01T15:42:11","date_gmt":"2008-07-01T15:42:11","guid":{"rendered":""},"modified":"2008-07-04T05:49:41","modified_gmt":"2008-07-04T05:49:41","slug":"la-grazia-di-canova-pervade-ancora-palazzo-reale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.artevarese.com\/la-grazia-di-canova-pervade-ancora-palazzo-reale\/","title":{"rendered":"La grazia di Canova pervade ancora Palazzo Reale"},"content":{"rendered":"
\"LeLe tre grazie<\/span><\/div>\n

Eleganza – <\/strong>A passi di danza. Alleggeriti dal peso del corpo, volteggiando a suon di musica. Leggiadria, bellezza e grazia. Le sette opere di Antonio<\/strong> Canova<\/strong> esposte a Milano <\/strong>accolgono i visitatori affascinati. Marmi bianchi, limpidissimi: una purezza di colore e di forma che rende le figure sospese in quell'attimo di eterna mobile immobilità. Palazzo Reale<\/strong> prolunga fino al 24 agosto la mostra dedicata ai capolavori dell'Ermitage di San Pietroburgo<\/strong> realizzati dal maestro di Possagno<\/strong>. Il grande scultore neoclassico ci parla attraverso le sue opere e il connubio con l'ambiente ricrea l'atmosfera della fastosa corte degli Zar, principi d'eleganza e del fasto ottocentesco.<\/p>\n

La mano del maestro – <\/strong>Ci si muove lentamente tra le sale dell'antico palazzo milanese. Entrata ed uscita dalla stessa porta, quasi ad invogliare il ripercorrere dei passi. Una melodia accompagna la visita che comincia da alcune teste in marmo dove, a colpo d'occhio, emerge l'unica che non appartiene alla mano dell'artista veneto. Oltre alle sette statue di Canova sono infatti presenti in mostra altre opere di grandi scultori a lui coevi, per un totale di quaranta opere prestate dal museo russo. Un confronto che introduce il pubblico al clima ottocentesco e ne restituisce una visuale più ampia. Oltre alle teste, nella stessa sala, si innalza la Danzatrice<\/strong>. Un piedistallo la eleva più sù del suo volo che già le appartiene. Una donna aggraziata, con il corpo coperto da una morbida veste di cui si contano le pieghe e se ne assapora la sottigliezza del tessuto. Una posa naturale che non lascia nulla al caso, ma che estromette tutto ciò che è artificiale restituendo solo la realtà.

<\/strong><\/p>\n

\"Cupido\"Cupido<\/span><\/div>\n

Le Grazie – <\/strong>La medesima grazia che emana dal Cupido alato<\/strong>: il giovinetto che, amorevolmente creato, restituisce altrettanto amore, da quelle frecce che sembrano vere, addossate, ma definite ad una ad una e riposte nella sua faretra. L'ideale bellezza mitologica. Lo stesso ideale del capolavoro che domina solitario la sala successiva, quella con i grandi specchi alle pareti. Le tre Grazie<\/strong> realizzate da Canova tra il 1813 e il 1816. Tre dee, tra umano e non umano, colte in un abbraccio che non le stringe ma le avvolge. Particolari scolpiti nel marmo e resi perfetti, non un difetto; né un capello poteva cogliere un diverso vento e posarsi in un altro luogo. Un lungo brivido ed un sospiro per quei tre corpi dolci nella loro nudità, delicati nel loro toccarsi. Le Grazie sono difficili da lasciare, scrutarle attraverso gli specchi, abbassarsi ed alzarsi in punta di piedi per scoprirne i dettagli non soddisfa abbastanza. E' inevitabile ritornarvi, interrogarle di nuovo,  per un attimo in più, per provare a rubarne l'incanto.

Finale sofferto – La Maddalena<\/strong> dell'ultima sala fa ulteriormente sussultare. Una donna coperta solo in parte da una veste lacera legata al corpo con una ruvida corda e, accanto a lei, un teschio. Capo rivolto in avanti e sguardo sofferente, il volto appesantito dai lunghi capelli. Dolore. Tristezza. Inginocchiata con le mani protese in avanti mostra allo spettatore la sua penitenza; l'intero ambiente è pervaso da quel gesto, potente ed umile insieme. Paride ed Elena di Troia <\/strong>completano il sestetto, sette meraviglie di un maestro della grazia. Michelangelo<\/strong> usava far fuoriuscire dal blocco di marmo la figura che, per lui, era già rinchiusa al suo interno in attesa di essere affrancata dalla materia. Canova alleggerisce le forme e muta in poesia le sue sculture; se non poteva reggere il confronto con un genio come quello di Buonarrotti – artista totale e sovraumano nella resa – compete con onore, cercando nell'umana grazia la perfezione scultorea.<\/p>\n

Canova alla corte degli Zar. Capolavori dall'Ermitage di San Pietroburgo<\/strong>
fino al 24 agosto
PALAZZO REALE
Piazza Del Duomo 12 (20121)
+39 0280509362 (info)
www.comune.milano.it\/palazzoreale\/
orario: lunedì dalle 14:30 alle 19:30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 9:30 alle 19:30; giovedì dalle 9:30 alle 22:30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: 9 € intero, ridotti 7 e 4.5 €
curatori: Sergej Androsov, Fernando Mazzocca
www.mostracanova.com <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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