Giovanni PascoliLa vita nelle opere – E’ il libro, la metafora della vita per eccellenza, ad aprire e concludere lo spettacolo che il ridotto del Teatro Sociale di Busto Arsizio dedica a Giovanni Pascoli. Il cerchio si chiude con una poesia scritta qualche tempo prima della morte, riallacciandosi al primo momento dello spettacolo, quello in cui una convincente ed intensa Delia Cajelli calca le scene tenendo tra le mani il libro della biografia dedicata al grande poeta e scritta dalla devota sorella Maria.

Le voci sul palco, a ripercorrere la vita di Pascoli tramite i versi anche meno noti di uno dei simboli del decadentismo italiano, sono quelle degli attori del Teatro Sociale, i bravi Ambra Greta Cajelli, Anita Romano, Mario Piciollo e Gerry Franceschini. Il bianco domina su tutto, a ricordo della purezza degli affetti, come nella celeberrima fotografia con la sorella prediletta, Maria, che gli dedicherà tutta la vita.

La rassegna "Perchè tu mi dici, poeta?", partita qualche mese fa con una chiara e dichiarata connotazione formativa rivolta ai ragazzi delle scuole superiori, conta in questo caso poca partecipazione di pubblico rispetto agli altri appuntamenti. Complice la data del giovedì grasso (la Cajelli ricorda che Pascoli ha davvero poco a che fare con le “grasse” risate del carnevale) gli spettatori sono pochi, ma è giusto anche ricordare che la mattina stessa lo spettacolo su Leopardi era stato replicato con successo davanti ai ragazzi dell’IPC Verri.

Delia CajelliPochi sì, ma attenti: Pascoli si fa amare, accarezza attraverso i suoi versi indimenticabili, ricchi di rimandi simbolici, di amore per la natura e la campagna, permeati di malinconia nel ricordo del nido famigliare, delle tragedie e delle morti dei suoi cari. Il poeta ti culla con le sue parole e i ricordi da fanciullino, tenendo il ritmo lieve (e a tratti anche inquietante) dei suoni, dell’onomatopea, della sinestesia che ti permette di sentire profumi, vedere colori, toccare con mano. Nello spettacolo di Delia Cajelli c’è tutto questo, c’è Pascoli: il canto degli uccelli, il profumo di casa, il rintocco di campane a morto, l’orgoglio di chi vuole giustizia, l’assoluto bisogno di casa, affetto, sicurezza.  

Inedita, o almeno non così conosciuta, la figura del Pascoli arrestato come rivoluzionario durante gli anni di studio universitario, o accusato di massoneria in età adulta: alcuni versi rievocano l’esperienza dura del carcere e le costanti, insieme, della solitudine e della fierezza della solitudine stessa.

Due ore dense di Poesia con la P maiuscola, con due momenti di colore, rappresentati dall’irrompere nella scena dei bambini del corso di recitazione, che corrono tra gli attori e gli spettatori coi loro aquiloni, a contorno della poesia dedicata ad un dolce ricordo fanciullesco del poeta, ma che si conclude con l’immagine di un bimbo che, da morto, riceve la carezza lieve e piena d’amore della madre, sotto gli occhi di un Giovannino quasi “invidioso”. Anche le ragazze del corso di teatro calcano la scena per qualche minuto interpretando alcuni dei versi che Pascoli dedica alla natura e ai paesaggi da lui amati.

Tra le poesie più conosciute, ma sempre riascoltate con piacere, gli attori ci regalano “Cavallina storna” e “Novembre”, ma sono piacevoli sorprese anche i componimenti meno conosciuti che hanno per protagonisti i bambini, e l’onnipresente nostalgia del nido famigliare.  

 

Biografia, opere, aneddoti e sopra a tutto la sua grande poesia. Delia Cajelli e i suoi attori portano in scena al ridotto del Teatro Sociale Giovanni Pascoli, ripercorrendo le tragedie della sua vita per la rassegna dedicata ai più giovani "Perchè tu mi dici, poeta?".