Prato – Tra il 1980 e il 1981, Luigi Ghirri lascia la sua amata Emilia invitato ad Amsterdam nella sede europea della Polaroid.
In quell’occasione sperimenta l’istantaneità della visione, osservando pochi secondi dopo cosa appariva a seguito di uno sviluppo istantaneo.
Il seguito di tale esperienza è rappresentato in “Luigi Ghirri Polaroid ’79-‘83”, a cura di Chiara Agradi e Stefano Colicelli Cagol, in corso presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci a Prato.
Quell’esperienza porterà Luigi Ghirri (Scandiano 1943 – Roncocesi 1992) a sperimentare la 20×24 Istand Land Camera concepita per scattare in poco più di un minuto immagini extra-large.
Protagonisti di quelle fotografie saranno gli oggetti della sua memoria, con rimandi a persone e luoghi da sempre presenti nella sua vita, osservati da differenti e particolari angolazioni.
Sulle facciate multicolori di alcuni dadi da gioco, posati su un panno rosso compaiono numeri che rimandano alla casualità della sorte.
In una retina sospesa tra le nubi, un insieme di giocattoli paiono rappresentare l’attesa di doni desiderati.
Un tramonto reale accanto ad uno raffigurato su un manifesto dice di quanto l’illusione sia simile alla realtà e viceversa.
Foto e quadri disordinatamente sovrapposti cadenzano il tempo dei ricordi e della memoria a volte labile e refrattaria.
Mauro Bianchini









