Legnano – A pochi giorni dalla chiusura, la mostra Icone dell’anima di Ugo Riva, si conferma come uno degli appuntamenti culturali più intensi e meditativi ospitati negli ultimi anni in città. Allestita a Palazzo Leone da Perego e diffusa in altri luoghi simbolici del centro urbano, l’esposizione ha accompagnato il pubblico in un viaggio profondo dentro la scultura contemporanea, là dove materia e spirito si confrontano senza mediazioni.
Il titolo, suggerito dal poeta Davide Rondoni, riassume con efficacia la poetica di Riva: un’arte che non si limita a produrre forme, ma che aspira a rendere visibile l’invisibile, a dare corpo ai rovelli interiori
dell’uomo. «L’arte ha senso solo se diventa spazio di riflessione sull’umanità», afferma l’artista bergamasco, che in questa mostra ripercorre quasi trent’anni di ricerca, dal 1997 a oggi.
Il percorso espositivo racconta l’evoluzione di Riva da “scultore ortodosso” a vero e proprio drammaturgo della materia, capace di orchestrare terracotta, bronzo, ferro e allestimenti complessi per creare un rapporto empatico con l’osservatore. Emblematiche in questo senso sono le due grandi “messe in scena” – come l’artista ama definirle – “Eli Eli lema sabactani” e “La scala d’oro”. La prima nasce come elaborazione del trauma del Covid, vissuto in prima persona nella Bergamo ferita dalla pandemia; la seconda è una vertiginosa ascensione simbolica che dialoga con la grande pittura italiana, da Duccio a Simone Martini, fino a Lorenzo Lotto e ai calvari bretoni.
Accanto a queste opere monumentali, la mostra si articola in nuclei tematici: le maternità, gli angeli, i trittici ispirati alla devozione popolare, i riferimenti biblici come l’Arca della Speranza. Gli angeli, in particolare, sono figure cave: un vuoto che diventa spazio dell’anima, secondo la tradizione autentica dell’icona. Ricorrenti anche le chiavi, invito ad aprire il nucleo più profondo dell’essere, e le foglie, simbolo di una transitorietà che definisce la condizione umana.
Il progetto espositivo si estende nella città con grandi sculture in bronzo collocate in piazze e giardini, mentre nella chiesetta del Castello trova posto”Dies irae”, potente crocifisso realizzato nel 2023 per Bergamo-Brescia Capitali della Cultura.
Icone dell’anima è visitabile sino al 18 gennaio. Orari apertura al pubblico: sabato, domenica e festivi 10 – 12.30 e 15 – 19.









