Lonate Pozzolo – Che cosa significa abitare un luogo? E quale rapporto intratteniamo con la natura che ci circonda, tra territori trasformati, ecosistemi fragili e paesaggi sempre più difficili da distinguere tra realtà e artificio? Sono le domande al centro di HABITAT. Quale natura abitiamo?, la mostra di fotografia contemporanea che porta INSIGHT Foto Festival negli spazi del PhotoSquare del Terminal 1 dell’aeroporto di Milano Malpensa.
Realizzata in collaborazione con SEA Milan Airports, l’esposizione trasferisce il linguaggio della fotografia in un contesto inusuale per una mostra d’arte: un luogo di passaggio, attraversato quotidianamente da viaggiatori e lavoratori, in cui lo sguardo è spesso rivolto alla prossima destinazione. Qui, le immagini interrompono per un momento il ritmo del transito e invitano a osservare ciò che normalmente rischia di restare sullo sfondo: il paesaggio, le sue trasformazioni e le conseguenze delle nostre scelte sul mondo naturale.
Il titolo riprende e sviluppa il tema della sesta edizione di INSIGHT Foto Festival, ABITO, in programma a Varese dal 16 al 25 ottobre, con 42 mostre e 40 appuntamenti dedicati alla fotografia contemporanea. Il verbo abitare, nella sua duplice dimensione di presenza e responsabilità, diventa così il punto di partenza per una riflessione che supera la semplice rappresentazione del paesaggio e si estende al modo in cui gli esseri umani costruiscono, modificano e immaginano il proprio ambiente.
I quattro progetti in mostra, firmati da Collective22, Niccolò Lucchi, Niccolò Rinaldi e Yirong Wu, affrontano il tema attraverso linguaggi e procedimenti differenti. Ne emerge un percorso in cui la fotografia non si limita a documentare il reale, ma ne interroga i confini, mette in discussione le immagini con cui interpretiamo la natura e sperimenta modalità alternative di relazione con essa.
Con Archive22, progetto avviato nel 2025 e tuttora in corso, Collective22 lavora sul rapporto tra documentazione, tecnologia e crisi della biodiversità. L’archivio raccoglie immagini di specie a rischio poco conosciute, accostando fotografie analogiche a immagini esplicitamente generate artificialmente. Il progetto si sviluppa anche attraverso Archive22.org, un portale digitale interattivo aperto al pubblico e destinato ad ampliarsi nel tempo. La coesistenza di immagini fotografiche e artificiali solleva interrogativi sul valore documentario delle immagini e sulle possibilità di rappresentare ciò che rischia di scomparire, chiamando in causa anche la nostra capacità di riconoscere e tutelare le forme di vita meno visibili.
In Evaporazioni (2022-in corso), Niccolò Lucchi affida invece la costruzione dell’immagine a un processo in cui l’intervento artistico incontra l’imprevedibilità degli elementi naturali. Fogli di carta composti da polvere di pietra vengono immersi in acqua mescolata a pigmento; durante l’evaporazione, il processo genera forme e tracce che l’artista non può controllare completamente. L’immagine nasce così da una collaborazione con la materia e con il tempo, sottraendosi almeno in parte alla volontà di chi la produce. La fotografia diventa l’esito di un processo in cui la natura non è soltanto soggetto da osservare, ma forza attiva nella definizione della forma.
Il cortocircuito tra naturale e artificiale è al centro anche di W.E.I.R.D. (Wilderness Emulation Implicates Rapid Destruction), progetto avviato nel 2024 da Niccolò Rinaldi. Le fotografie ritraggono luoghi in cui la natura viene riprodotta artificialmente e ricollocata fuori dal proprio contesto, facendo emergere il paradosso di una società che ricrea scenari naturali mentre fatica a proteggere quelli esistenti. L’allestimento amplifica questa contraddizione: le immagini, ingrandite fino a occupare le pareti dello spazio espositivo, trasformano la rappresentazione in un ambiente immersivo. Lo spettatore si trova così di fronte a una natura che appare familiare, ma la cui autenticità resta problematica.
Con Tre Alberi (2026), Yirong Wu sposta lo sguardo su una presenza quotidiana, spesso osservata senza particolare attenzione: l’albero. Realizzato durante una residenza artistica a Varese, città nota per il suo patrimonio verde, il progetto utilizza tecniche di fotografia in movimento e macrofotografia per indagare l’albero come un’entità architettonica vivente. La sua struttura diventa una sorta di città nella città, un sistema di spazi e relazioni che offre riparo alle piccole specie che lo abitano. La prospettiva ravvicinata e la dimensione dinamica dell’immagine invitano a riconoscere, in ciò che sembra immobile e familiare, un universo complesso di forme di vita e interdipendenze.
La mostra resterà visitabile gratuitamente fino al prossimo 15 gennaio.









