Ep. 19

In alcune zone dell’Africa la gente vive ancora nelle capanne. Già, quelle rotonde, di fango, paglia e sterco di elefante, con il tetto a punta. Quelle che da noi si vedono solo nei cartoni animati. Sulla costa a nord di Maputo le case in muratura sono davvero rare: il ciclone tropicale del 2007 ha distrutto quasi tutto quello che esisteva in precedenza.

La EN1 è l’unica strada asfaltata del Mozambico. Percorre tutta la costa orientale, dal confine con il Sudafrica fino alle rive del Fiume Zambesi. Ma le strade non sono certo quelle che intendiamo noi: sono strisce approssimative, che si fanno largo nella giungla o nella savana, tracciate forse migliaia di anni fa e rimaste più o meno così. A tratti la pista si restringe e la sabbia riprende il suo spazio naturale, poi l’asfalto finisce, la Jeep arranca stanca fra buche e polvere per decine di chilometri ancora. Dove sarà la fine? Che paese potrà mai esistere al termine di questa traballante agonia?

E invece il percorso continua sempre. Basta un incrocio con una pista che scende verso il mare, una radura nella boscaglia, un grande albero che regala un po’ d’ombra e per magia prende forma un piccolo villaggio. Un microcosmo con qualche casa, un negozio, l’immancabile meccanico, i bambini che corrono dietro a una palla di stracci, un pozzo, circondato da coloratissime donne chiacchieranti. Quando arrivi è un tripudio di sorrisi e di urla di gioia; se scendi dall’auto tutti si fanno incontro, ti osservano con attenzione per capire chi sei, cosa fai, cosa trasporti di buono da mangiare, cosa compri.

Ivo Stelluti

Mozambico, 7 agosto 2014