Milano – La Paula Seegy Gallery ospita da domani 5 febbraio, la mostra Cinque artisti per cinque materiali: Benedini, Coletta, Cuschera, De Marchi, Ōki, a cura di Luigi Sansone. La collettiva è dedicata alla scultura contemporanea e riunisce cinque artisti accomunati da una ricerca rigorosa e personale sulla materia, intesa non come semplice mezzo espressivo ma come organismo vivo, attraversato dal tempo, dalla memoria e dall’energia. Legno, rame, ferro, acciaio e vetro diventano così strumenti di conoscenza e di visione, in un percorso unitario che mette in dialogo esperienze differenti ma profondamente coerenti.

Gabriella Benedini lavora il legno come materia archetipica, portatrice di un vissuto che l’artista non cancella ma trasforma. Spesso provenienti da materiali di recupero, come i fasciami di barche, le sue sculture conservano le tracce del tempo. Nelle opere Vele (2024–2025), una nera e una bianca, il legno si apre a una dimensione simbolica e spirituale, evocando il viaggio interiore, la trasformazione continua e l’armonia tra opposti.

Il rame è il materiale elettivo di Pietro Coletta, scelto per il suo valore simbolico e alchemico. Attraverso bruciature, ossidazioni e accostamenti con altri materiali, l’artista indaga il rapporto tra luce e ombra, materia e trascendenza. Opere come Soglia, Dardo di Zeus e Incanto si configurano come luoghi di passaggio, portali simbolici tra il visibile e l’invisibile.

Salvatore Cuschera utilizza il ferro per costruire forme tese e dinamiche, in equilibrio precario. Grazie a una profonda conoscenza delle tecniche di forgiatura e saldatura, il materiale perde peso e rigidità, trasformandosi in strutture che sembrano sfidare la gravità. Il vuoto e lo spazio interno diventano elementi costruttivi fondamentali, caricati di significati simbolici legati al viaggio e alla spiritualità.

La ricerca di Riccardo De Marchi si fonda sul gesto del foro. Da oltre quarant’anni l’artista incide e perfora superfici di acciaio, generando sequenze ritmiche di pieni e vuoti che evocano antiche scritture, partiture musicali e fenomeni naturali. I suoi “buchi” non sono assenze, ma aperture verso uno spazio altro.

Con Izumi Ōki la materia si fa luce. Le sue sculture in vetro dialogano con lo spazio attraverso trasparenze e rifrazioni, dando forma a strutture essenziali e cariche di spiritualità.

La mostra si completa con la presentazione dell’opera Liason#100 di Giacomo Benevelli, realizzata in marmo di Carrara, proposta dalla galleria in collaborazione con l’Archivio Giacomo Benevelli nell’ambito di Milano MuseoCity.

Un percorso intenso e coerente che riafferma il ruolo della scultura come spazio di ricerca e conoscenza.

La mostra con inaugurazione il 5 febbraio, alle 18, sarà poi visitabile fino al 19 marzo, da martedì a sabato, dalle  12 alle 19.