Gallarate – Al Museo MA*GA si è aperta la XXVIII edizione del Premio Gallarate, intitolata Arte viva. Processi performativi e partecipativi come pratica, visitabile fino all’11 ottobre. Cinque artisti – Allison Grimaldi Donahue, Francesco Fonassi, Francesca Grilli, Beatrice Marchi e Martina Rota – sono chiamati a misurarsi con linguaggi che coinvolgono parola, corpo e suono, mettendo in discussione i confini dell’opera e il ruolo del pubblico.

La curatela, affidata a Eva Fabbris (Madre di Napoli), Lorenzo Balbi (MAMbo di Bologna) e Caterina Riva (MACTE di Termoli), introduce al MA*GA pratiche performative e relazionali pensate per dialogare con lo spazio museale e, nelle intenzioni, entrare a far parte della collezione permanente. Le opere, concepite come dispositivi attivabili, saranno animate dagli artisti e dai visitatori per tutta la durata della mostra, con un momento corale in occasione del festival ARCHIVIFUTURI (5–7 giugno), dedicato alle performing art.

Allison Grimaldi Donahue lavora sull’archivio del museo e sulla storia della Mail Art. Con Willing to Collaborate (2026) mette in relazione materiali storici della collezione con cartoline contemporanee e invita il pubblico a produrne di nuove, alimentando un archivio in continua trasformazione.

Francesco Fonassi presenta Fog, Sound (Seveso 1976/2026), progetto che riflette sul cinquantesimo anniversario del disastro dell’ICMESA. Due “fog horns”, strumenti nautici di segnalazione, diventano il fulcro di azioni sonore attivate anche al Bosco delle Querce, coinvolgendo la comunità di Seveso in una staffetta performativa tra memoria ambientale e spazio pubblico.

Il tempo e la memoria attraversano Ring Ring Ring (2013) di Francesca Grilli: un anello in ottone, lucidato da un performer, produce un suono che evoca il mare e le migrazioni, mentre la serie Hand (2023) amplia la riflessione sulla memoria tattile e sul destino inscritto nelle linee della mano.

Beatrice Marchi, con Frozen in the North (2024), costruisce un’installazione tra video e oggetti ambientata in un vagone immaginario della metropolitana, dove borse e zaini abbandonati prendono vita in una dimensione sospesa tra quotidiano e surreale, restituendo una visione straniata della contemporaneità.

Martina Rota, infine, presenta I still have a voice for you (2026), installazione dedicata all’acqua come elemento fisico ed emotivo: immagini immerse e sospese dialogano con un racconto sonoro, invitando a un’esperienza di ascolto e cura.

Nato nel 1950 e giunto alla ventottesima edizione, il Premio Gallarate si conferma così un organismo in evoluzione, capace di rinnovare la propria tradizione aprendosi alle pratiche performative e partecipative. Un percorso che intreccia storia e presente e che, come sottolineato dalle istituzioni, si inserisce nel palinsesto culturale legato a Milano-Cortina 2026, riaffermando il ruolo del MA*GA come polo di riferimento per l’arte contemporanea in Lombardia. Fino all’11 ottobre, Orari: da martedì a venerdì:10 – 18; sabato e domenica: 11 – 19. (ph. © Stefano Anzini)