Busto  – Un dialogo tra fotografia e scultura, tra paesaggio e materia, tra natura e trasformazione: è questo il cuore della doppia personale di Mariangela Zabatino e Natale Zoppis, in apertura dal 9 maggio (con inaugurazione alle 19) alla Fondazione Bandera per l’Arte e negli spazi della Cristina Moregola Gallery di via Costa.

Il progetto espositivo nasce dall’incontro di due ricerche artistiche autonome ma profondamente affini, unite da una riflessione comune sul mutamento e sull’azione degli elementi naturali. Da un lato la fotografia di Natale Zoppis, dall’altro la scultura in ceramica di Mariangela Zabatino: due linguaggi che si confrontano e si rispondono costruendo un percorso unitario.

Fulcro visivo della mostra sono le nove immagini fotografiche realizzate da Zoppis nello scenario di Mont Saint-Michel, luogo simbolico in cui la natura manifesta con evidenza la propria forza trasformativa. Qui il fenomeno delle maree, tra i più spettacolari d’Europa, diventa materia di indagine visiva.

Negli scatti dell’artista, l’influenza della luna sulla terra si traduce in un continuo mutamento del paesaggio: l’acqua avanza e si ritira, cancella e riscrive, generando un ambiente sospeso tra realtà e visione. Le superfici fangose, i detriti, i sassi e le rocce emergono come tracce di un processo incessante, in cui ogni forma è destinata a trasformarsi.

Il risultato è un paesaggio che appare quasi lunare, rarefatto, dove la presenza umana si riduce a segno minimo, a impronta lontana e quasi impercettibile. L’uomo non domina lo spazio, ma vi transita, inglobato dall’immensità e dal silenzio che circonda l’abbazia normanna.

A questo universo visivo rispondono le opere di Mariangela Zabatino, che sembrano nascere direttamente dalla stessa materia evocata nelle fotografie. Le sue sculture in ceramica si presentano come frammenti emersi dal terreno, forme primordiali che conservano la memoria della loro origine naturale.

L’artista trae ispirazione dalla tradizione etrusca, adottando una tecnica di cottura in assenza di ossigeno che conferisce alle opere una tonalità scura e profonda. Il risultato è una materia compatta, quasi arcaica, che richiama la terra, la roccia e il sedimento.

In queste sculture la forma non è mai completamente definita, ma appare come il risultato di un processo in divenire. Il segno si trasforma in volume, la superficie racconta un passaggio, un’azione, una stratificazione. È una materia viva, attraversata da tensioni e mutamenti.

Il dialogo tra i due artisti si costruisce così su un piano sensoriale e concettuale: le fotografie suggeriscono un paesaggio in continua trasformazione, mentre le sculture ne incarnano la consistenza, rendendo tangibile ciò che negli scatti appare come visione.

Un percorso che mette in luce la fragilità e la potenza degli elementi, restituendo al tempo stesso una dimensione di silenzio e contemplazione.

La mostra rimarrà in calendario sino al 14 giugno. Orari al pubblico: da giovedì a domenica, 16-19.