Monza – Leogalleries di Monza si prepara a ospitare , “Orientarsi nel tempo“, mostra personale di Gabriella Benedini a cura di Simona Bartolena e Giorgio Seveso. L’esposizione, in apertura dal 28 febbraio, celebra l’artista cremonese, classe 1932, vincitrice del premio alla carriera della XVIII edizione del Premio Morlotti-Imbersago, riconoscimento che sottolinea la coerenza e l’autonomia di una ricerca attraversata da oltre sessant’anni di sperimentazione.
In mostra una quindicina di opere in cui mito, memoria privata e storia collettiva scorrono come un unico flusso. Il tempo è il vero protagonista: lento e dilatato, talvolta quasi immobile, talvolta tumultuoso. Un tempo individuale e universale insieme, che si stratifica in immagini nate da ricordi vissuti e da frammenti di immaginazione, in un processo continuo di trasformazione.
«Fondamentale è il congiungimento fra diversi tempi», afferma Benedini: personale, storico e “un tempo artistico, che è quello dell’affioramento”. Pittura e scultura diventano così narrazione, ma mai didascalica. Segni, colori, spazi, rimandi musicali e grafici si addensano in una trama poetica che chiede allo spettatore un coinvolgimento attivo. Le immagini sono “parole” da interpretare, combinazioni metaforiche che emergono da una lenta pratica d’officina, fisica e mentale insieme.
Ogni opera è autonoma, ma parte di un respiro corale. I materiali recuperati, sottratti al loro contesto originario, si caricano di nuovi significati e diventano portatori di “cosmi”: quello dell’anima, quello della memoria, quello della rappresentazione. L’osservatore è invitato a perdersi tra impasti materici e schegge di esperienza, a riscrivere il racconto secondo la propria sensibilità.
Il percorso espositivo si inserisce in una vicenda artistica densa e articolata. Dopo la formazione tra Parma e Brera e il soggiorno parigino tra il 1958 e il 1960 — segnato dall’incontro con il Surrealismo e l’Informale — Benedini si stabilisce a Milano, entrando in dialogo con il Realismo Esistenziale e la Nuova Figurazione. Negli anni Settanta amplia il proprio linguaggio anche al cinema sperimentale, realizzando tre film in Super 8, mentre i numerosi viaggi in Africa, Asia e America alimentano una riflessione sempre più ampia su tempo e spazio.
Dalla fondazione del gruppo Metamorfosi nel 1977 alle grandi serie dedicate a strumenti di misurazione simbolica — Goniometri, Sestanti, Costellazioni, Pendoli del tempo, fino alle Arpe, Navigazioni e Vele — la sua ricerca ha progressivamente assunto una dimensione volumetrica e ambientale. Centrale anche il dialogo con la parola e con il libro, dalle celebri Bibliotheca ai lavori per i Cento Amici del Libro, microcosmi lignei che condensano materia e pensiero.
La mostra, con inaugurazione alle 17, sarà poi visitabile sino al 21 marzo negli spazi di via De Gradi. Apertura al pubblico dal martedì al sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.









