ArteVarese
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20-07-2017

NELL'OBIETTIVO DEL FOTOGRAFO FABRIZIO JELMINI

La curiosità alimenta la passione..... E del desiderio di sapere e di conoscere Fabrizio Jelmini, fotografo professionista, non è mai sazio. Il suo è racconto artistico che non si limita allo sguardo superficiale ma indaga nel profondo alla scoperta di quello che a prima vista non si vede.


Busto Arsizio: "Non mi fermo mai all'apparenza - spiega infatti l'artista - ma cerco di andare oltre per scoprire cosa c'è dietro alle sensazioni che avverto, che mi hanno scosso. E' un lavoro di grande ricerca all'attenzione delle cose alla quale mi avvicino con profonda curiosità. Uno stimolo che mi obbliga a documentarmi e di conseguenza, a sperimentare".
Jelmini, instancabile osservatore di ciò che lo circonda, coglie le infinite sfumature della realtà e attraverso il suo linguaggio, caratterizzato da composizioni di tagli puliti e una sintesi di emozioni sincere, le traduce in immagini. La sua fotografia non è mai e in alcun modo artefatta.
Il tuo "motto" è: non smettere di essere fotografo anche quando si appoggia la macchina fotografica... Cosa pensi di queste "overdose" di immagini di cui siamo "vittime" involontarie? Basta uno smartphone e scatta la sagra del click....
"Diciamo che non è sufficiente fare fotografie per essere un fotografo... Ho iniziato a scattare da ragazzino e il momento più bello era vedere l'immagine rivelarsi sulla pellicola. L'attesa creava ansia, mistero. Un momento quasi magico.... Oggi, con il digitale, queste emozioni non ci sono. Non c'è stupore, è tutto veloce. Facciamo foto di continuo, un numero infinito. In tutto il mondo si postano circa 3 miliardi e mezzo di immagini al giorno... Bella cosa, ci mancherebbe: si immortalano momenti speciali che diventano ricordi. Chi metto in discussione è il professionista che dovrebbe avere cultura e coscienza deontologica. Quello che a me interessa non è la bella ma la buona fotografia.. Il rischio di questo numero illimitato di immagini è quello di perdere "lo sguardo e la capacità di osservazione".

L'arte dello scatto è tutta un'altra cosa.
E' fondamentale avere cultura e mettersi alla prova. Con la pellicola, prima di scattare si pensava. Adesso no. Su 50 scatti qualcuno buono sicuramente ci sarà... Ma buono in che senso? Per caso?..La fotografia è una splendida forma di arte e non il frutto di dispositivi più o meno tecnologici. Infatti, la mia inseparabile compagna di lavoro è una "Leica M "(a telemetro con una sola ottica) con caratteristiche ben diverse.Vivo il mio lavoro come concetto di comunicazione pertanto voglio portare qualcosa di concreto a chi vede le immagini. Il resto, ossia il movimento, gli effetti e le situazioni, sono solo strumenti per arrivare al risultato finale. Amo il bianco e nero, non disdegno il colore che declino a volte in modo molto forte e aggressivo altre volte, al contrario, in forma leggerissima . La luce è fondamentale, importantissima. Bisogna imparare a conoscerla, a lasciarsi guidare e ad amarla. Le immagini nel racconto artistico di Jelmini propongono prevalentemente i viaggi intorno al mondo: Etiopia, Brasile, Jugoslavia, Sudan oltre 85 i paesi visitati ed "esplorati" nei diversi continenti. Scatti raccolti e pubblicati in tredici i libri. Non mancano i ritratti di personaggi, frutto di incontrati casuali. Uomini e donne dai quali l'artista coglie non solo l'aspetto estetico ma anche quello introspettivo.
Fotografo, giornalista e docente di fotografia all'Accademia di Belle Arti di Milano. Una vita ricca di esperienze quella di Jelmini. Ha spaziato dal reportage giornalistico e documentaristico alla moda, allo still life con campagne pubblicitarie internazionali. Come operatore televisivo è stato inviato a Mostar durante la guerra della Ex Jugoslavia. Ha partecipato alle spedizioni di "Overland " (in onda su RAI 1) e ai viaggi esplorativi archeologici, nel Nord Africa, con Alfredo e Angelo Castiglioni. Questi sono alcuni passi della sua biografia che in questo periodo si sta arricchendo di un nuovo progetto legato alla storia della bicicletta dal 1900 al 1950, dalle fabbriche ai percorsi attraverso le tradizioni, i costumi e le bellezze del territorio che uniscono Milano al varesotto. Una mostra in lavorazione che sarà accompagnata da una pubblicazione. L'esposizione sarà itinerante tra spazi pubblici e privati.

fabriziojelmini@mac.com



Elisabetta Farioli

MOSTRA COLLETTIVA DEL PREMIO ARTEVARESE
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