ArteVarese
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30-06-2017

A CISLAGO DODICI RAPPRESENTAZIONI DELLA VERGINE

Un piccolo oratorio campestre, già citato nel 1256 nel Liber Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero come ‘S. Maria in Sciate', uno dei tanti gioielli che popolano il vasto territorio varesino, oggetto di un risvegliato interesse da parte di studiosi e appassionati, sicuramente rimaneggiato nel corso dei secoli, offre, ancora oggi, un vasto patrimonio pittorico affrescato che abbraccia un periodo che dal Medioevo si spinge fino all'Ottocento.
Scampata al logoramento grazie all'intensa devozione popolare la chiesa di Santa Maria della Neve è riuscita ad affiancare nei secoli al primitivo culto della Vergine e dei diversi Santi, in particolare quelli evocati a protezione di malattie epidemiche devastanti (S. Rocco, S. Sebastiano...) un più marcato culto mariano della Vergine, raffigurata ben dodici volte all'interno della Chiesa.


Cislago: Inizia così, in occasione delle visite guidate promosse dalla Pro Loco e previste per la giornata di Domenica 2 luglio alle ore 15.30 e alle ore 17.00, l'approfondimento sul tema iconografico mariano della Provincia di Varese che accompagnerà in diverse "puntate" i lettori di Artevarese.com.

Cominciamo dalla controfacciata della chiesetta di Santa Maria, su cui sono conservate due immagini della Madonna, la "Madonna Theòkos" (dal greco letteralmente Genitrice di Dio) e la Madonna del Latte (in latino Virgo Lactans), iconografia diffusissima in territorio varesino ("Il latte della vita. Alla scoperta della Madonne del Latte tra Varesotto e Canton Ticino" di L. Bonicalzi, S. Poretti, F. Urizzi e P. Viotto), entrambe riconducibili a stilemi bizantini, molto simili ma ampiamente ridipinte nel corso dei secoli, da collocare sicuramente nell'arco del XV secolo.

Sulla parete meridionale dell'unica navata della chiesetta un affresco, mozzato della sua parte inferiore, di qualità eccelsa ma mal ridotto, sovrasta la porta di accesso laterale.
Esso raffigura una Madonna con Bambino, una devota orante inginocchiata e un Santo riconosciuto in San Giacomo Maggiore per la presenza del bastone nella mano destra, simbolo del suo martirio. L'espressività dei volti, la cura del dettaglio e la resa spaziale fanno protendere per un'attribuzione a un pittore aggiornato sulle novità tardo Quattrocentesche milanesi.
La corrispondenza con una Sacra Famiglia, completamente illeggibile, sulla parete esterna è indizio della particolare importanza riservata a questo luogo di passaggio.

Nella nicchia di destra è, invece, l'affresco di una Madonna in trono con Bambino, sovrastata dal Dio Padre raffigurazione dello Spirito Santo (per la cintola bianca che gli cinge la vita), affiancata da un San Rocco e un San Sebastiano, Santi protettori dalla peste, e da due donatori inginocchiati. Gli abiti alla francese del donatore a destra ipotizzano la collocazione dell'affresco tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo.

Più vicino all'altare è l'affresco della Fondazione della Chiesa, attribuito ai pittori G. Sutermeister e a G. Giacomo Lampugnani, che celebra l'atto di fondazione di Santa Maria della Neve. Sullo sfondo roccioso la sagoma della Chiesa segnata dalla nevicata miracolosa, a similitudine di quella sull'Esquilino a Roma, crea la scenografia ideale per i due donatori inginocchiati che offrono la Chiesa a un pontefice e un cardinale non ben identificati. Di minor valore i sei santi in primo piano: S. Sebastiano, S. Rocco, un Santo Martire (forse San Domenico), un Vescovo, San Rocco e un altro Santo Martire.

Eccoci arrivati nel cuore pulsante del piccolo oratorio di Santa Maria, l'altare ligneo intagliato, di straordinaria fattura, su cui fu collocato, nel 1731, l'affresco della Madonna del Parto staccato a massello su richiesta della Scuola di S. Maria da una nicchia laterale (oggi Cappella di Sant'Antonio). Una doppia serie di sei formelle sovrapposte illustrano nel registro superiore le Storie di Cristo e in quello inferiore le Storie di Maria, abilmente in linea con tutto il ciclo mariano della Chiesa.
Al di sopra è il dipinto della Madonna del Parto, trasportato a massello (la tecnica di rimozione di una pittura murale che prevede l'asportazione non solo della pellicola pittorica ma anche di parte dell'intonaco sottostante), nel 1700, qui collocato solamente 31anni dopo il suo stacco.
È l'immagine più antica della chiesa di Cislago, intorno alla quale è nata la forte devozione mariana locale.
La raffigurazione di questo tema, di origine bizantina (dal greco Platytera letteralmente Colei che porta il bambino), ebbe grande diffusione in Italia a partire dal 1300 ma sappiamo che ha origini ben più antiche, addirittura anteriori alla fine del 1200, per poi scomparire con l'avvento del Cinquecento.

Nel catino absidale fanno da protagonisti altri due affreschi raffiguranti Storie di Maria: la Nascita della Vergine, staccato a massello nel 1700, il più grande per dimensioni di tutta la Chiesa, attribuibile alla mano del Fiammenghino, che incarna il tipico naturalismo secentesco e, lì accanto, la Visita di Maria a Sant'Elisabetta, coerente al culto mariano, e in stretto rapporto con i movimenti devozionali del Ducato milanese.
Ancora una volta la Vergine è raffigurata incinta, proponendo un chiaro rimando all'affresco dell'altare.

Sulla parete settentrionale si conservano, in due nicchie affiancate, una Madonna del Latte con Sant'Apollonia e Santa Caterina d'Alessandria, entrambe identificate dagli strumenti del martirio (le tenaglie e la ruota dentata), di ispirazione leonardesca e la Madonna del Velo o del Rosario, il più ricco di rimandi storici.
Datato al 1478 (per la data dipinta alla base del gradino su cui si erge la Vergine), presenta in successione l'immagine di Papa Sisto IV della Rovere, con i tre Cardinali nipoti Riario, Grosso, Della Rovere (futuro Giulio II) e tre vescovi, ai piedi gli eretici abbattuti; l'imperatore (Federico III d'Asburgo), sul cui manto è ben riconoscibile l'aquila imperiale, i suoi tre fratelli e il suo erede, Massimiliano I, con ai piedi i cadaveri dei soldati.
Ai lati della Madonna, tengono in alto il manto azzurro, simbolo di protezione, i Santi Domenico e Pietro Martire. Termina l'affresco le cornice di scene ai lati della nicchia, raffiguranti i Misteri del Rosario, tema piuttosto raro nel nostro territorio, in stretta connessione con il ciclo di Butinone eseguito per una sconosciuta chiesa milanese o forse pavese di cui restano, oggi, solo alcune tavolette sparse per il Mondo (National Gallery di Edimburgo, New York e Sidney).



Giulia Lotti

MOSTRA COLLETTIVA DEL PREMIO ARTEVARESE
Rubrica d'arte del 09/06/2017
Puntata del 11/05/2017 Speciale Raffaella Columberg
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