ArteVarese
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08-06-2017

Un pittore poliedrico a Brera

Soggetti sacri e profani, ritratti di giovani nobili e storie pittoriche dalla mitologia. Ecco l'attività di Pompeo Batoni, tra i più luminosi degli artisti del XVIII secolo / GALLERY


Milano: James M. Breadburne, Direttore Generale di Brera, rivendica con orgoglio i risultati ottenuti da quando si è insediato alla guida del Museo milanese, e presenta il quinto Dialogo che riguarda Pompeo Batoni a Milano, "Attorno al Settecento".


Periodo cruciale che, sull'onda della Rivoluzione francese e della spinta illuministica, vede nascere i primi musei con l'idea di contribuire alla promozione della cultura a livello popolare. In questi anni nasce anche la Pinacoteca di Brera, la cui apertura al pubblico venne decisa nel 1809 da Napoleone.

Il quinto Dialogo, come si diceva, è dedicato a Pompeo Batoni. Nato a Lucca, figlio di un orefice, diventa ben presto un artista richiestissimo per le sue realizzazioni di opere sia sacre che profane, con scene storiche e ricostruzioni di avvenimenti mitologici. Inoltre, egli è uno degli artisti più in voga per la realizzazione di ritratti di aristocratici e di giovani rampolli che si recano in Italia e a Roma in particolare, dove lui ha vissuto fino alla morte, per il Grand Tour che essi dedicano all'attività di formazione.

Nella sala 34 di Brera sono esposte diverse opere di Pompeo Batoni. La più imponente è senz'altro Madonna col Bambino e i Santi Giuseppe e Zaccaria, Elisabetta e Giovannino, di proporzioni ragguardevoli: 4 m e 3 cm x 2 m e 28 cm, commissionata tra il 1738 e il 1740. La pala proviene dalla Chiesa dei SS. Cosma e Damiano, che venne soppressa nel 1796 per farne un Teatro, spazio che oggi ospita il Teatro Filodrammatici.
Accanto ad essa, l'altra opera di Batoni, Il Beato Tolomei assiste le vittime della peste, realizzata per gli olivetani della Chiesa di San Vittore, con a fianco un bozzetto dello stesso dipinto, in dimensioni ridotte, proveniente dall'Isola Bella Borromeo (Verbania), eseguito probabilmente dai giovani della sua bottega. In questo secondo lavoro, Batoni si allontana un po' dal classicismo vincolato a certe influenze di Raffaello, e sperimenta soluzioni più spettacolari e virtuosistiche, anche grazie all'uso dei colori vivi, realizzati anche avvalendosi di emulsioni di pietre orientali. 
 
Batoni non trovò subito un pubblico favorevole a Milano che era più devota alla pittura proveniente da Venezia, di stampo tiepolesco, ma anche grazie a Carlo Bianconi, con la sua guida (1783) delle opere d'arte presenti a Milano che esaltavano il lavoro dell'artista ("è come vedere Raffaello"), si creò fama di grande maestro. E maestro, Batoni, lo era davvero come testimoniano i due Nudi, recuperati negli archivi di Brera, anch'essi esposti nella sala 34, non semplici disegni preparatori ma lavori autonomi, realizzati proprio allo scopo di fornire ai giovani di bottega esempi di studi anatomici.
All'epoca in Europa (Vienna, Dresda, ecc.) questi lavori accademici erano molto ricercati ed erano motivo di scambio culturale per i giovani artisti che stavano imparando il mestiere e il ruolo di Brera e di Milano, anche grazie a Batoni, finì per diventare strategico. 

Compagni di dialogo di Batoni sono Pierre Subleyras e Giuseppe Bottani, autori di tre della quattro pale provenienti dalla Chiesa distrutta dei SS. Cosma e Damiano e l'incredibile capolavoro giovanile di Tiepolo, Madonna del Carmelo (più di 6 metri di lunghezza), visibile ad altezza d'occhio in tutta la sua imponenza. In questo modo, la grande sala offre un'occasione ai fruitori di cogliere un momento particolare di un periodo storico importante, pieno di fermenti, idee, tra illuminismo e classicismo, e ricco di grandi capolavori, spesso poco conosciuti.

Quinto dialogo - Attorno al Settecento - Pompeo Batoni a Milano - Fino al 1° ottobre 2017
Pinacoteca di Brera - via Brera, 28, Milano
Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì sabato e domenica: 8.30-19.15
Biglietti: Intero € 10.00 Ridotto € 7.00; gratuito ogni prima domenica del mese



Ugo Perugini



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