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13-06-2012 Cassani e il silenzio della pietraL'esposizione dedicata a Nino Cassani continua il ciclo "Scultori a Villa Recalcati" avviato con la mostra di Pomodoro, proseguito con quelle di Sangregorio e Tavernari. Tra le tante pagine di critica ricevute dal maestro, noi ne consigliamo qualcuna. Varese: L'artista nel suo studio (fotografia 1969, da internet)I fiori o i soli di pietra - Una trentina di opere, tra le quali alcune di grandi dimensioni come Doppio rotante, 1978, e Sequenza ritmica, 1998, documentano il rapporto pressoché esclusivo di Cassani con la pietra, materiale d'elezione con cui ha realizzato opere dinamiche nello spazio, in un rapporto sempre rinnovato tra sagome circolari ed elementi radiali. Nino Cassani nasce a Viggiù nel 1930. Compie gli studi all'Accademia di Brera di Milano e inizia l'attività artistica nel 1955 presentando sculture figurative realizzate in pietra, materiale che predilige perché congeniale al suo modo di scolpire. Dal 1960 con le "pietre vive" ricerca nella pietra maggiori possibilità espressive, amplificandole poi nei "rotanti" e nelle "strutture circolari" dove prevale l'idea del movimento. Partecipa alle principali rassegne nazionali ed internazionali: Biennale di Venezia (1962), Biennale di Parigi (1963) dove ottiene il premio Rodin, Biennale Internazionale di scultura di Carrara (1962-1965-1967-1969-1973), Quadriennale di Roma (1965), Biennale di Anversa (1965); Mostra itinerante del bronzetto italiano contemporaneo nel 1971 a Budapest, Buenos Aires, Montevideo, Rio de Janeiro, Sao Paulo; nel 1972 a Città del Messico, Tokio, Osaka, Hahone; nel 1974 a Hong Kong. Scultura progettoÈ stato titolare della cattedra di scultura all'Accademia di Venezia (1977-1981), all'Accademia Albertina di Torino (1982-1989) all'Accademia di Brera di Milano (1990-1995). Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero. Vive e lavora a Milano. Tra i testi critici recenti dedicati a Cassani che ho letto - pochi per la verità - tre mi sono rimasti più impressi e, credo, siano stati maggiormente in grado di esprimere con chiarezza le ragioni e i perché della sua scultura. Miklos N. Varga, professore di storia dell'arte all'Accademia di belle Arti di Brera, ha scritto: «La pietra fa la storia, e non soltanto in senso geologico. È l'evoluzione stessa della natura che parla attraverso la pietra. (...) Pertanto, parlare di "età della pietra" è un non senso, in quanto tale età è compresente in ogni tappa dell'evoluzione naturale: quindi, essendo l'uomo parte integrante della natura, non si capisce perché la cosiddetta "età della pietra" debba costituire il parametro valutativo per misurare i primi passi dell'uomo sul terreno della storia. Ecco perché la pietra fa la storia, più dell'uomo. Allora, più opportunamente, dovremmo parlare di "civiltà della pietra"». Nello stesso testo critico, datato 1974, Miklos Varga sottolinea l'essenza della forma che nelle opere di Cassani è colta nel suo divenire, quasi si trattasse di un corpo biologico più che minerale. Doppio rotanteIl più illuminante di tutti mi sembra Andrea B. Del Guercio che sottolinea: «La pietra, luogo antico della comunicazione, dai brevi spazi della scrittura alle grandi pareti dell'architettura, si pone al centro di una redazione che, sin dagli esordi espressivi, vede l'abbandono del volume e dei suoi segreti inscindibilmente legati alla storia del materiale e della stessa scultura antica, per predisporsi, all'interno di un progetto scultoreo moderno, per articolata organizzazione di piani e di elementi astratto-modulari, ora in estensione verticale, ora in sviluppo orizzontale, ora in movimento circolare. (...) ogni scultura appare quindi una autonoma pagina, ma di un racconto caratterizzato da valori che possono apparire segreti e mimetizzati». Nino Cassani Varese, Villa Recalcati Dal 17 giugno al 15 luglio 2012 A cura di Flaminio Gualdoni Ingresso libero Comitato organizzatore: Mauro Carabelli, Sara Frattini, Vittore Frattini, Flaminio Gualdoni Clara Castaldo |